Kalyāṇa-mitta
kalyāṇa-mitta (« noble ami »)
Il « buon » o « nobile » amico: nel buddhismo, il compagno che spinge verso il bene — colui la cui frequentazione aiuta nel cammino verso la liberazione. Il *Dhammapada* non usa il termine, ma ne stabilisce la regola: si procede solo con un pari o con uno migliore; in mancanza, è meglio viaggiare da soli. Il buon compagno è un sostegno lungo la strada, non la sua meta — che si conquista da sé. Da distinguere dalla *philia* di Aristotele, che fa dell’amico una parte costitutiva della vita felice.
En voyageant, si l'on ne rencontrait meilleur que soi, ou du moins son égal, mieux vaudrait persister à voyager seul. Un sot n'est point une société.
Il pali kalyāṇa-mitta unisce kalyāṇa, « bello, buono, nobile », e mitta, « amico » — il compagno virtuoso la cui presenza conduce al bene. La tradizione ne fa un sostegno fondamentale del cammino: si diventa ciò che si frequenta, e la qualità del compagno determina in parte quella del percorso. Il Dhammapada non nomina la virtù, ma ne offre la misura attraverso due limiti — chi cercare, e cosa fare in mancanza di trovarlo.
Da un lato, il buon compagno vale il suo prezzo: « la compagnia di un saggio [è] gradevole come quella di un parente », mentre quella di uno stolto è « sgradevole come quella di un nemico » (Dhammapada XV, 207). Dall’altro, nessuna compagnia va tenuta per inerzia: « se non si incontra qualcuno migliore di sé, o almeno pari, è meglio viaggiare da soli ». La solitudine prevale sul legame che non eleva. E lo scopo stesso resta solitario: « vincere se stessi è la più gloriosa delle vittorie » (Dhammapada VIII, 103).
Kalyāṇa-mitta ≠ philia. Per Aristotele, l’amico buono è un altro se stesso, parte della vita felice che nessuno dispiega nella solitudine; il legame è un fine. Per il Dhammapada, il buon compagno è un aiuto che si accoglie se eleva e si lascia senza rimpianto: un mezzo su una strada che, alla fine, si percorre da soli. Stesso criterio — il compagno che spinge verso il meglio —, ma l’uno ne fa il tessuto della felicità, l’altro un sostegno che si supera. Da distinguere anche dalla benevolenza (mettā), che deriva dallo stesso mitta ma si estende senza preferenze a tutti gli esseri, mentre il kalyāṇa-mitta è quel compagno preciso, scelto per ciò che è.