Greek · Mistica cristiana

Diákrisis

διάκρισις (diakrisis)

La *diákrisis* è il discernimento degli spiriti: la facoltà di giudicare da dove provenga un pensiero o un desiderio — da Dio, dalla propria natura o dal demonio. I Padri del deserto ne fanno la virtù cardinale del monaco, quella che governa tutte le altre e preserva dall’illusione. Il termine greco è l’apporto dotto; la tradizione latina e francese lo rende con «discrezione», nel senso antico della giusta misura che sa distinguere. Essa non giudica il valore morale di un atto, ma la provenienza di un moto interiore, ciò che la distingue dalla prudenza filosofica.

Le don de discernement dont Dieu l’avait doué sur ses religieux lui faisait bientôt juger de quel esprit leur venaient les inspirations ou les désirs qu’ils avaient, et s’ils étaient véritablement de Dieu ou de l’ange des ténèbres.
Arnauld d'Andilly, Vies choisies des Pères des déserts d'Orient, Vie de saint Pacôme. Ad Mame et Cie, 1861 (compilation M.-A. Marin) · trans. Arnauld d'Andilly · source

Il termine greco diakrisis — il discernimento, l’atto di separare, di vagliare — è il vocabolo patristico consacrato a ciò che il monaco del deserto considera la più alta delle virtù. La traduzione francese di Arnauld d’Andilly non lo traslittera; parla di « dono del discernimento », e altrove di « discrezione », nel senso antico: non la riservatezza, ma la facoltà di discernere. Il greco resta il contributo dotto; la realtà, invece, è nominata alla lettera presso i Padri.

Ciò che la diákrisis discerne non è il bene e il male in generale, ma la provenienza di un moto dell’anima. Di san Pacomio si dice che il suo dono gli permetteva di « giudicare da quale spirito provenissero le ispirazioni o i desideri », e di decidere « se fossero veramente da Dio o dall’angelo delle tenebre ». Uno stesso pensiero può sorgere da Dio, dalla natura propria o dall’avversario: il discernimento risale alla sua fonte. Esso governa così la cernita dei pensieri e opera di concerto con la vigilanza, che sorveglia alla porta del cuore ciò che il discernimento, poi, identifica.

La diákrisis non è la phronesis dei filosofi. La prudenza aristotelica delibera sui mezzi per agire bene nel mondo delle cose umane; la diákrisis legge l’invisibile, discerne gli spiriti, e presuppone una grazia — un « dono » — che la sola retta ragione non conferisce. L’una calcola la buona azione; l’altra smaschera l’origine di un suggerimento. Discernere da dove si è tentati non significa sapere come agire bene: è una scienza delle fonti, non dei fini.

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