Principe espérance
Prinzip Hoffnung
Concetto centrale di Ernst Bloch: la speranza non come umore passeggero, ma come principio ontologico, forza rivolta verso l’«*non-ancora*» (*Noch-Nicht*) — ciò che, nell’uomo come nel mondo, non è ancora avvenuto ma è in cammino. Bloch parla di una *docta spes*, una «speranza dotta»: un saper-sperare che si impara, superiore alla paura, e che si distingue radicalmente dall’ottimismo automatico.
It is a question of learning hope. Its work does not renounce, it is in love with success rather than failure. Hope, superior to fear, is neither passive like the latter, nor locked into nothingness. The emotion of hope goes out of itself, makes people broad instead of confining them.
L’opera si apre con quattro domande — « Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Cosa aspettiamo? » — e con una diagnosi: molti avvertono solo confusione, il terreno trema, e questa ansia, quando si precisa, diventa paura. All’arte di imparare la paura, a lungo insegnata dal secolo, Bloch oppone un sentimento che ci si addice di più. « Si tratta di imparare la speranza ». Imparare: la speranza non è un dono né una disposizione naturale, è un lavoro, una facoltà che si coltiva — ciò che Bloch chiama docta spes, la speranza compresa, istruita.
Questa speranza è ancorata a un’ontologia del Noch-Nicht, del non-ancora. Il non-ancora-cosciente nell’uomo corrisponde al non-ancora-divenuto nel mondo: non un’assenza, ma una possibilità reale in divenire, un futuro in germe nel cuore del presente. La speranza è l’emozione dell’attesa che anticipa questo fronte del reale, che « esce da sé stessa » e dilata l’uomo invece di rinchiuderlo. Richiede « persone che si gettano attivamente in ciò che diventa e a cui esse stesse appartengono ».
Si ricollega alla speranza attiva di Macy e Johnstone — stesso rifiuto della speranza-scommessa, stessa speranza che si pratica — e al punto Omega di Teilhard per il suo orientamento verso un incompiuto che chiama. Ma Bloch non attende alcuna convergenza garantita: il nulla è anch’esso, per lui, una categoria utopica, e l’esito non è deciso.
Principio speranza ≠ ottimismo: l’ottimismo automatico, dice Bloch, è « poco meno di un veleno del pessimismo assoluto », perché scommette su un risultato assicurato e addormenta la decisione; la speranza dotta, invece, sa che nulla è già scritto e si fa ottimismo militante, legato a un’azione concreta.
Principio speranza ≠ speranza passiva: la speranza che attende resta, come la paura, un’emozione passiva, « gettata in ciò che è » senza attraversarlo. La speranza di Bloch è un atto diretto, di natura cognitiva, che lavora il reale invece di subirlo.