Shipibo · Shipibo-Conibo

Nawa

nawa

Nave shipibo-konibo che Chonon Bensho usa per lo straniero rimasto fuori dalla rete di parentela: non chi viene da lontano geograficamente, ma chi non ha legami vissuti con il gruppo. Lo applica al proprio marito, Pedro Favaron, prima del loro matrimonio – nato a Lima, aveva comunque già trascorso anni a vivere con popoli indigeni. Dalla loro unione, lui non è più un *nawa*: appartiene a una rete effettiva di relazioni, di origine comune, di vita condivisa. La parola indica una posizione reversibile, non un’essenza: si può smettere di essere *nawa*, attraverso l’alleanza.

He no longer is a foreigner or a stranger, a nawa, as we say in the Shipibo language, but belongs to an effective network of relationships, of those who have a common origin and live together in the now, sharing efforts, sadness, laughter, and thoughts.
Chonon Bensho & Pedro Favaron, Ainbon Jakon Joi: The Good Word of an Indigenous Woman, Voix de l'intérieur niveau 2 (Chonon Bensho, shipibo-konibo ; Pedro Favaron, membre par alliance). Texte anglais trad. de l'espagnol par Tirso Gonzales.. Terralingua, Langscape Magazine, vol. 9 (2020) · source

Chonon Bensho descrive suo marito Pedro Favaron, prima del loro matrimonio, come un nawa — uno straniero, qualcuno fuori dal cerchio. Nato nella città di Lima, aveva tuttavia trascorso anni a fare ricerche e a vivere tra diversi popoli indigeni; non era dunque la distanza geografica a fare di lui un nawa, ma l’assenza di un legame riconosciuto dai suoi.

Dopo il matrimonio, dice, non lo è più: «non è più uno straniero, un nawa, come si dice in lingua shipibo, ma appartiene ormai a una rete effettiva di relazioni, quelle che hanno un’origine comune e vivono insieme nel presente, condividendo fatiche, tristezza, riso e pensieri». La parola indica quindi una posizione, non un’essenza: se ne può uscire, attraverso l’alleanza che fa entrare nella parentela vissuta.

Da distinguere dal mahua yoxin, il morto slegato: questi non può più ricongiungersi alla rete, la sua rottura è definitiva. Il nawa, invece, è un vivente che può ancora entrarvi — è proprio ciò che mostra il caso di Pedro Favaron. Da distinguere anche dal barbaro greco, definito dal solo suono di una lingua incomprensibile: il nawa non è definito dalla lingua che parla, ma dall’assenza di una rete relazionale vissuta.

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