Ritournelle
Da Deleuze e Guattari, la *ritournelle* è il piccolo motivo ripetuto — una canzone, un ritornello, un segno — con cui un essere traccia un territorio nel caos. Non è un ornamento musicale, ma un’operazione: fissa anzitutto un punto di calma nel disordine, organizza poi un cerchio d’abitazione, infine apre uno spiraglio verso l’esterno. Motivo che territorializza, è al contempo la soglia da cui si può uscire dal territorio — territorio e linea di fuga insieme, là dove la semplice ripetizione meccanica non fa che chiudere.
Un enfant dans le noir, saisi par la peur, se rassure en chantonnant. Il marche, s’arrête au gré de sa chanson. Perdu, il s’abrite comme il peut, ou s’oriente tant bien que mal avec sa petite chanson. Celle-ci est comme l’esquisse d’un centre stable et calme, stabilisant et calmant, au sein du chaos.
La parola viene dalla musica: la ritournelle è quella piccola melodia che ritorna, il ritornello. Deleuze e Guattari ne fanno il gesto elementare con cui un essere vivente si ritaglia una casa nel disordine. Il bambino perso nel buio canticchia; l’uccello lancia il suo canto all’alba; si fischietta cucinando per tenere insieme il focolare. Ogni volta, un piccolo blocco ritmico si ripete e scongiura il caos. La ritournelle non è l’effetto di un territorio già dato: è lei a inaugurarlo.
L’operazione ha tre aspetti che la ritournelle, dicono gli autori, « rende simultanei, o li mescola ». Prima un punto: la canzone è « lo schizzo di un centro stabile e calmo, stabilizzante e rassicurante, nel cuore del caos » — un filo d’Arianna sonoro, fragile, che può disfarsi in ogni istante. Poi un cerchio: attorno a questo punto si traccia un contorno, si dispongono dei segni, il buco nero diventa un agencement abitabile, una casa. Infine una via d’uscita: su questo cerchio si innesta una fuga, la ritournelle si apre al fuori, l’uccello smette di segnare solo il suo territorio per renderlo cosmico. Punto, cerchio, fuga: rassicurarsi, insediarsi, partire.
Da distinguere ≠ dalla semplice ripetizione meccanica. L’abitudine che si limita a ripetersi chiude, fissa, immobilizza — è tutta dentro il cerchio. La ritournelle, invece, è ambivalente: lo stesso motivo che tiene insieme il territorio porta anche il gesto di lasciarlo. Essa territorializza e deterritorializza in un unico movimento. Non è un ritornello che si subisce, è una soglia: il punto da cui si può uscire.