Mora
mora
In latino, la *mora* è il ritardo, l’intervallo che si lascia trascorrere prima di agire. Seneca ne fa il rimedio specifico dell’ira: poiché questa passione nasce da un giudizio affrettato e «fa tutto di corsa», la si disarma non con una forza contraria, ma con il tempo. Differire significa restituire alla ragione lo spazio che le occorre per riprendere il timone — il primo impeto si placa, e con esso la maggior parte dei motivi che sembravano esigere riparazione.
le plus grand remède de la colère, c’est le temps : il amortit le premier feu, et dissipe, ou du moins éclaircit le nuage qui offusque la raison.
Il latino mora indica il ritardo, la pausa, il tempo che si interpone tra l’offesa e la risposta. Seneca ne fa il cardine della sua terapia della rabbia: a chi gli chiede come dominare una passione che «fa tutto di corsa», non oppone una virtù contraria, ma un semplice rinvio. Il rimedio più grande, scrive, è il tempo, che smorza il primo fuoco e dirada la nube calata sulla ragione. Un’ora, a volte meno, basta a dissolvere le ragioni che sembravano imporre vendetta.
Il meccanismo sta nel fatto che la rabbia si basa su un assenso: non ci si infuria senza aver prima giudicato di aver subìto un torto e che occorra ripagarlo. Guadagnare tempo significa impedire che quel giudizio si cristallizzi in azione — lasciare alla facoltà di giudizio il modo di riconsiderare la prima impressione. Platone, il braccio già alzato sul suo schiavo, si ferma accorgendosi di essere in collera e affida la punizione a un altro; Fabio salva Roma sapendo temporeggiare dove l’uomo irritato si sarebbe perso. Il rinvio non cancella la giustizia: se il torto era fondato, lo resta anche dopo, ma allora «è la giustizia, e non la rabbia», a pronunciarsi.
Mora ≠ rimozione. Rinviare non significa reprimere la passione per mantenerla intatta dentro di sé: significa sottrarle l’assenso che la alimenta, così che essa si esaurisca per mancanza di oggetto piuttosto che essere contenuta a forza. E la mora non è l’apatia: il rinvio è un gesto puntuale, una tattica nel tempo che disinnesca un accesso; l’apatia designa lo stato stabile in cui la passione non si manifesta più affatto. L’una guadagna tempo sulla «breve follia», l’altra descrive l’anima che quella follia non visita più.