Là dove accadde
Per i popoli di cui parla Vine Deloria Jr., il sacro risiede nei luoghi, non in una storia: ogni angolo del territorio d'origine porta i racconti che hanno formato il popolo. Una « geografia sacra » contro una religione del tempo.
Chiedete a un Navajo dove ha avuto inizio il mondo: vi indicherà una montagna precisa, senza esitare. Chiedetegli quando: nessuno lo sa, e la cosa non sembra avere grande importanza. Vine Deloria Jr. fa di questa asimmetria la linea di demarcazione più profonda tra due modi di abitare il mondo. No one can say when the creation story of the Navajo happened, but everyone is fairly certain where the emergence took place — nessuno può dire quando sia avvenuto il racconto della creazione navajo, ma tutti sanno con certezza dove l’emersione sia avvenuta. L’evento non è datato; è situato. È un altro assemblaggio del reale rispetto a quello che abbiamo ereditato, ed è questo assemblaggio che Deloria si è proposto di nominare.
inglese American Indians hold their lands—places—as having the highest possible meaning, and all their statements are made with this reference point in mind. Immigrants review the movement of their ancestors across the continent as a steady progression of basically good events and experiences, thereby placing history—time—in the best possible light.
italiano I nativi americani considerano le loro terre — i luoghi — come ciò che possiede il significato più alto possibile, e tutto ciò che affermano è detto tenendo presente questo punto di riferimento. Gli immigrati, invece, rileggono lo spostamento dei loro antenati attraverso il continente come una progressione regolare di eventi e di esperienze fondamentalmente buone, ponendo così la storia — il tempo — sotto la luce migliore.
Due popoli, due punti di riferimento. L’uno rapporta tutto a un dove, l’altro a un quando. Qui, per Deloria, passa la linea di divisione filosofica — non un dettaglio di fede, ma il suolo stesso su cui poggiano due pensieri. L’Occidente, scrive, ordina il reale nel tempo: una linea che parte da un’origine e avanza, di progresso in progresso, verso un destino. Il suo sacro è fatto di eventi unici accaduti in una data — un’alleanza, un’incarnazione, una caduta, una promessa —, e la sua storia è la catena che li lega. Western European peoples have never learned to consider the nature of the world discerned from a spatial point of view: mai, dice, i popoli dell’Europa occidentale hanno imparato a considerare il mondo da un punto di vista spaziale. Il loro è un punto di vista temporale.
A questa religione del tempo, Deloria oppone una religione dello spazio. The vast majority of Indian tribal religions, therefore, have a sacred center at a particular place, be it a river, a mountain, a plateau, valley, or other natural feature — la grande maggioranza delle religioni tribali indiane ha un centro sacro in un luogo preciso: un fiume, una montagna, un altopiano, una valle, o qualche altro elemento del paesaggio. Il sacro non vi fluttua in una cronologia; è fissato in un punto che si può nominare, a cui si torna, e che nulla può sostituire. Da questo centro, il popolo guarda lontano e riconosce il proprio territorio. È questo intreccio tra racconto e suolo che Deloria designa con una parola.
inglese Indian tribes combine history and geography so that they have a “sacred geography,” that is to say, every location within their original homeland has a multitude of stories that recount the migrations, revelations, and particular historical incidents that cumulatively produced the tribe in its current condition.
italiano Le tribù indiane combinano storia e geografia in modo tale da avere una « geografia sacra »: ogni luogo, all’interno del loro territorio d’origine, porta una moltitudine di racconti — migrazioni, rivelazioni, eventi singolari — che, accumulandosi, hanno prodotto la tribù così come è oggi.
La geografia sacra non è dunque uno scenario pio sovrapposto a una carta: è una mappa in cui ogni punto è un racconto, e in cui l’intero territorio narra come il popolo sia diventato se stesso. Deloria ne trae una conseguenza che non addolcisce. Una religione che colloca la sua verità nel tempo — in un evento accaduto una volta per tutte — può essere sradicata e portata ovunque: si predica, si esporta, attraversa gli oceani senza perdere la sua pretesa, poiché il suo riferimento non è qui ma allora. Una religione che colloca la sua verità nello spazio non si trapianta: la sua verità è là dove accadde, e non si sposta una montagna. L’una viaggia perdendo il suo suolo; l’altra resiste perché non si separa dal proprio.
Il francese conserva traccia di ciò che Deloria osserva. Un evento, per noi, ha luogo — la lingua lo dice ancora, come se ogni cosa che accade dovesse prima prendere posto da qualche parte. Ma abbiamo imparato a classificarla subito nel tempo: ricordiamo la data, dimentichiamo il luogo. Chiediamo quando, e il dove diventa una coordinata tra le altre, intercambiabile. La geografia sacra compie il gesto inverso: trattiene il luogo e tiene il racconto ancorato a esso. Resta allora una domanda che la frase di Deloria lascia aperta senza risolverla per noi: di ciò che ci è accaduto, di ciò che ci ha fatti, sappiamo ancora dove — o solo quando?
Fonti citate
- Vine Deloria Jr., God Is Red: A Native View of Religion, ed. Fulcrum Publishing, éd. du 30ᵉ anniversaire 2003 (1ʳᵉ éd. G. P. Putnam's Sons, 1973), trad. texte original anglais ; rendu français maison.