French · Filosofia occidentale

Solastalgie

de sola (solari / desolare, latin) + -algia (douleur)

Neologismo coniato dal filosofo ambientale Glenn Albrecht per designare l’angoscia provata da chi vede il proprio ambiente di vita trasformarsi o degradarsi senza averlo mai lasciato. A differenza della nostalgia — sofferenza della lontananza, malinconia del ritorno —, la *solastalgia* colpisce chi non si è mosso: è il paesaggio a sfuggirgli da sotto i piedi. Un’emozione della Terra, non una malattia mentale.

La solastalgie est le mal du pays éprouvé alors que vous vivez toujours chez vous dans votre environnement habituel.
Glenn Albrecht, Les émotions de la Terre, Partie « La solastalgie », sur la création du concept. Les Liens qui Libèrent, 2020 · trans. Corinne Smith

Albrecht assembla sola — la radice latina di solari (consolare) e desolare (devastare, abbandonare) — e -algia, il dolore. La parola è costruita sul modello di nostalgia, ma per segnare la differenza: dove la nostalgia nomina un’assenza continua di consolazione provocata dalla lontananza, la solastalgia nomina la stessa assenza di consolazione pur non avendo lasciato i luoghi. La desolazione viene a voi.

Albrecht la coniò ascoltando gli abitanti della valle dell’Upper Hunter, in Australia, osservare l’estrazione mineraria a cielo aperto disfare il loro paesaggio. Né sradicati né in esilio: rimasti a casa, davanti a una casa che cessa di essere la loro. Sottolinea la durata — è l’erosione graduale di un’identità intrecciata al luogo amato, non lo choc improvviso di una catastrofe. E respinge l’etichetta clinica: la solastalgia «descrive uno stato esistenziale, un’emozione, e non una malattia mentale». È, nel suo lessico, una delle emozioni della Terra, al pari della paura o del lutto ecologico.

Il gesto si inserisce nello sforzo di relianza: nominare per rendere pensabile e condivisibile ciò che la devastazione dell’ambiente fa alla psiche, piuttosto che lasciarlo senza parole.

La solastalgia ≠ la nostalgia: la seconda soffre di una distanza nello spazio o nel tempo, la prima di una perdita subita in loco. Non coincide neppure con l’eco-ansia: questa teme un futuro minaccioso, mentre la solastalgia piange una degradazione già presente, sotto gli occhi.

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