Sanskrit · Trasversale

Satyagraha

सत्याग्रह (satyāgraha) — de satya, vérité, + āgraha, saisie ferme

La parola che Gandhi conia per definire la sua forza di lotta: la presa salda della verità. Non è subire, è tenere. Si rifiuta la legge ingiusta e si accetta la punizione, senza mai colpire l'avversario — non per debolezza, ma perché la sofferenza accettata da sé vale infinitamente più di quella inflitta agli altri. Gandhi la chiama «*forza dell'anima*», «*forza dell'amore*», «*forza della verità*». La traduzione corrente con «resistenza passiva» la indebolisce: nulla in essa è passivo.

The force implied in this may be described as love-force, soul-force or, more popularly but less accurately, passive resistance.
M. K. Gandhi, Hind Swaraj or Indian Home Rule, Ch. XVII — Passive Resistance. Navajivan Publishing House, Ahmedabad · trans. trad. du gujarati par l'auteur

La parola è un composto che Gandhi stesso assembla: satya, la verità, e āgraha, la presa salda, l’insistenza che non molla. Satyagraha, quindi, significa aggrapparsi alla verità e non lasciarla più, quali che siano le conseguenze per sé. Gandhi lo traduce in inglese con soul-force, love-force, truth-force — forza dell’anima, dell’amore, della verità. Quando accetta, obtorto collo, il termine passive resistance, lo sconfessa nello stesso respiro: «more popularly but less accurately».

Nulla di passivo, infatti. Il satyagrahi disobbedisce apertamente alla legge che ritiene ingiusta, poi ne accetta la pena senza sottrarsi: «When I refuse to do a thing that is repugnant to my conscience, I use soul-force.» La forza non si esercita sull’avversario, ma su di sé, attraverso il sacrificio accettato — «sacrifice of self is infinitely superior to sacrifice of others.» È un’offensiva, ma rovesciata: si avanza prendendo su di sé il colpo che si rifiuta di restituire.

Da qui il suo legame con l’ahimsa, la non-violenza, e con il swaraj, il governo di sé: non si può reggere la verità con la forza dell’anima se prima non si è diventati padroni delle proprie paure.

Satyagraha ≠ resistenza passiva: chi subisce si piega, il satyagrahi resta in piedi e agisce. Satyagraha ≠ non-violenza come semplice astensione: non è non colpire, ma colpire diversamente, con la verità sopportata nella propria carne. Satyagraha ≠ rapporto di forza: la forza delle armi vuole piegare l’altro, la forza dell’anima vuole convertire solo attraverso la testimonianza della sofferenza assunta.

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