La cognizione come tessitura: l'errore del binario secondo Tyson Yunkaporta
Pensare con il vivente, contro le categorie che mutilano
Secondo Tyson Yunkaporta, il pensiero occidentale si è rinchiuso in una logica che separa, classifica e oppone. Questo approccio, fondato su categorie binarie, riduce la complessità del vivente a dualismi semplificatori: natura/cultura, soggetto/oggetto, razionale/irrazionale. Eppure, tale modo di pensare ignora una verità più profonda: la conoscenza non è un patrimonio di informazioni da accumulare, ma un processo dinamico, nato dallo scambio tra gli esseri.
Il nucleo di Sand Talk distingue due forme di sapere. L’una è un’evidenza intima, una rivelazione che emerge dall’esperienza diretta del mondo. L’altra è un insieme di dati acquisiti, trasmessi o registrati. Questa distinzione non è casuale: suggerisce che la conoscenza autentica non si riduce a enunciati fissi, ma si dispiega nell’interazione. Secondo Tyson Yunkaporta, le parole stesse tradiscono questa tensione. Il termine inglese knowledge, ad esempio, viene spesso reso con “conoscenza” o “sapere” a seconda dei contesti, come se fossero nozioni intercambiabili. Eppure, questa equivalenza nasconde una differenza fondamentale: l’una appartiene all’esperienza vissuta, l’altra alla trasmissione meccanica.
Tuttavia, per chiarezza espositiva, la traduzione attribuirà talvolta a knowledge (la conoscenza) il senso di conoscenze o di sapere.
L’inganno degli schemi ripetitivi
Il pensiero binario si fonda su patterns, modelli che si ripetono e si impongono come cornici inevitabili. Secondo Tyson Yunkaporta, questi schemi non sono neutri: plasmano la nostra percezione del reale, sezionandolo in unità distinte, spesso gerarchizzate. Un albero, ad esempio, non è più un essere in relazione con il suo ambiente, ma un “oggetto naturale” da studiare, sfruttare o proteggere. Questo approccio, ereditato da una tradizione filosofica che privilegia l’astrazione, cancella i legami che uniscono i viventi.
Eppure, questi patterns non sono ineluttabili. Sono il prodotto di una storia, di una scelta culturale. Tyson Yunkaporta osserva che esistono altri modi di pensare, in cui la conoscenza emerge da un dialogo continuo. In questa prospettiva, un racconto non è una semplice narrazione, ma un atto di tessitura: vi si intrecciano fili di riflessione, esperienze, voci multiple. Questo processo, che il testo definisce yarning, non è lineare. Non segue una progressione logica, ma si sviluppa a spirale, integrando deviazioni, ritorni, silenzi.
La violenza delle categorie
Il pensiero binario non è solo una questione di metodo: è una forma di violenza. Imponendo opposizioni rigide, esclude tutto ciò che non rientra nei suoi schemi. Secondo Tyson Yunkaporta, questa logica ha conseguenze concrete. Legittima sistemi di dominio, in cui alcuni esseri – umani o non-umani – sono relegati al rango di risorse o ostacoli. Nega anche la possibilità di una cognizione collettiva, in cui la conoscenza nasce dallo scambio tra generazioni, specie ed elementi.
Il testo menziona comunità che hanno scelto di vivere secondo principi diversi. Questi gruppi, emersi a partire dagli anni Settanta, cercano di articolare modi di vita moderni con leggi ancestrali. La loro stessa esistenza mette in discussione l’idea che il pensiero debba necessariamente piegarsi a categorie predefinite. Secondo Tyson Yunkaporta, queste esperienze dimostrano che un’altra via è possibile: una cognizione che non separa, ma collega.
Un invito a disimparare
La proposta di Tyson Yunkaporta non è una dottrina, ma un invito a ripensare il nostro rapporto con il sapere. Suggerisce che la conoscenza non è un territorio da conquistare, ma uno spazio da abitare insieme. Ciò implica rinunciare ad alcune certezze: l’idea che la verità sia una, che il progresso sia lineare, che le opposizioni siano naturali.
Questo approccio non è un rifiuto della razionalità, ma una critica del suo monopolio. Secondo Tyson Yunkaporta, il pensiero binario ha i suoi limiti: non può cogliere la complessità delle relazioni che costituiscono il vivente. Una cognizione collettiva, invece, aperta alle voci degli antenati, dei non-umani e delle generazioni future, offre un altro modo di comprendere il mondo. Non cerca di spiegare tutto, ma di ascoltare tutto.
inglese italiano La conoscenza non è un oggetto che possediamo, ma un processo in cui siamo immersi.
Knowledge is not an object we possess, but a process we are part of.
Fonti citate
- Tyson Yunkaporta, Sand Talk, ed. Éditions Véga (Guy Trédaniel), 2021 — éd. originale Text Publishing, 2019, trad. Anne Delmas.