La reciprocità, o l'arte di danzare con le bacche
Meditazione sull'etica del dono in *Braiding Sweetgrass
Quando le bacche selvatiche stendono il loro manto di generosità, non offrono la loro dolcezza soltanto agli uccelli, agli orsi o ai bambini. Secondo Robin Wall Kimmerer, questo gesto va oltre la semplice transazione alimentare. Le bacche si aspettano da noi ben più di un grazie: contano sul nostro impegno a disperdere i loro semi, ad aprir loro nuovi territori dove crescere. Questo patto silenzioso lega umani e piante in un’alleanza in cui la prosperità dell’uno dipende da quella dell’altro. Le bacche ricordano così una verità semplice: ogni forma di fioritura è condivisa. Noi abbiamo bisogno di loro, e loro hanno bisogno di noi. La loro abbondanza cresce quando ce ne prendiamo cura, mentre la nostra negligenza la fa appassire.
Questa relazione, osserva Robin Wall Kimmerer, si fonda su un contratto di reciprocità, una promessa reciproca di sostenere chi ci sostiene. Eppure, da qualche parte lungo il cammino, gli umani hanno dimenticato le lezioni delle bacche. Invece di seminare ricchezza, abbiamo impoverito le possibilità future a ogni svolta. La botanica sottolinea che il linguaggio potrebbe illuminare questa deriva. Nella sua lingua, la terra è descritta come ciò che ci è stato donato. In inglese, si parla di “risorse naturali” o di “servizi ecosistemici”, come se le vite degli altri esseri fossero nostra proprietà. Come se la terra non fosse un cesto di bacche da condividere, ma una miniera a cielo aperto, e il cucchiaio una pala che scava senza fine.
Robin Wall Kimmerer immagina una scena per illustrare questa rottura: mentre dei vicini organizzano una distribuzione generosa, qualcuno sfonda la loro porta per impadronirsi di tutto ciò che desidera. Una simile violazione susciterebbe indignazione. Eppure, la terra ci offre gratuitamente la potenza del vento, del sole e dell’acqua, e noi rispondiamo fratturando il suo suolo per estrarne combustibili fossili. Se avessimo preso solo ciò che ci veniva offerto, se avessimo restituito ciò che avevamo ricevuto, oggi non dovremmo temere l’atmosfera che abbiamo avvelenato. Le bacche, gli alberi, i fiumi si donano letteralmente perché noi viviamo, e in cambio la loro stessa sopravvivenza è assicurata dal cerchio della vita. Il loro dono genera il nostro, in una catena in cui ogni anello rafforza l’altro.
Vivere secondo i principi di questa “raccolta onorevole” – prendere solo ciò che viene dato, usarlo con rispetto, esprimere gratitudine e ricambiare – sembra naturale in un boschetto di pecan. Ricambiare significa vegliare sul boschetto, proteggerlo dalle minacce, piantare nuovi semi perché altri alberi ombreggino la prateria e nutrano gli scoiattoli. Due generazioni dopo i trasferimenti forzati, le spoliazioni, i collegi e la diaspora, la famiglia di Robin Wall Kimmerer torna in Oklahoma, sulle terre ridotte dell’assegnazione di suo nonno. Dalla cima della collina si distinguono ancora i pecan lungo il fiume. Di notte, si danza sui vecchi terreni di pow-wow. Le cerimonie ancestrali salutano il sorgere del sole. L’odore della zuppa di mais e il suono dei tamburi riempiono l’aria mentre le nove bande dei Potawatomi, disperse nel paese dalla storia degli spostamenti, si ritrovano alcuni giorni all’anno in cerca di un senso di appartenenza.
Questo raduno annuale delle nazioni potawatomi agisce come un rimedio alla strategia di divisione che ha separato i loro da se stessi e dalle loro terre. Se i capi organizzano questi incontri, qualcosa di più profondo li unisce, come una rete miceliare invisibile: una connessione fatta di storia, famiglia e responsabilità verso gli antenati come verso i bambini. In quanto nazione, iniziano a seguire l’esempio dei pecan, tenendosi uniti per il bene di tutti. Ricordano ciò che quegli alberi hanno insegnato loro: ogni forma di fioritura è reciproca.
Le Tre Sorelle – mais, fagiolo e zucca – offrono una metafora per una relazione emergente tra i saperi indigeni e la scienza occidentale, entrambi radicati nella terra. Robin Wall Kimmerer vede nel mais il sapere ecologico tradizionale, quella cornice insieme fisica e spirituale che può guidare la curiosità scientifica, rappresentata dal fagiolo rampicante a doppia elica. La zucca, invece, crea l’habitat etico in cui questi saperi possono coesistere e fiorire insieme. Immagina un tempo in cui la monocultura intellettuale della scienza cederà il passo a una policultura di conoscenze complementari.
inglese Gratitude for all the earth has given us lends us courage to turn and face the Windigo that stalks us, to refuse to participate in an economy that destroys the beloved earth to line the pockets of the greedy, to demand an economy that is aligned with life, not stacked against it.
italiano La gratitudine per tutto ciò che la terra ci ha offerto ci dà il coraggio di voltarci e affrontare il Windigo che ci insegue, di rifiutare di prendere parte a un’economia che devasta la terra amata per riempire le tasche degli avidi, di esigere un’economia in armonia con la vita, e non schierata contro di essa.
Il peso delle parole, il dono delle bacche
La gratitudine, per Robin Wall Kimmerer, non è un semplice sentimento. È un atto politico, una forza capace di farci voltare per affrontare ciò che minaccia il nostro mondo. Ci ricorda che ogni bacca mangiata, ogni seme piantato, è un voto per un’economia in cui la vita non è uno stock da esaurire, ma un flusso da mantenere. Le bacche non si limitano a nutrire: insegnano. La loro generosità è uno specchio teso verso di noi, che riflette le nostre scelte. Prendere senza restituire significa spezzare il cerchio. Restituire significa riconoscere che non siamo consumatori, ma partecipanti a una danza più vasta, in cui ogni passo conta.
Questa danza, i Potawatomi la riapprendono durante i loro raduni. Le danze, i canti, i pasti condivisi non sono solo tradizioni: sono atti di resistenza e riparazione. Ritrovandosi, onorando gli anziani e preparando il futuro, riattivano quella rete di reciprocità che le politiche di assimilazione avevano tentato di cancellare. La terra, le bacche, i pecan non sono risorse da sfruttare, ma partner da ascoltare. Il loro linguaggio è quello del dono, e il loro messaggio è chiaro: la prosperità non si misura da ciò che si accumula, ma da ciò che si fa circolare.
Un’economia del vivente
L’economia che descrive Robin Wall Kimmerer non ha nulla a che vedere con quella che domina oggi. Non si basa sull’estrazione, ma sullo scambio; non sulla scarsità, ma sull’abbondanza condivisa. Le bacche, i pecan, le Tre Sorelle non calcolano il loro rendimento: donano, e donando ricevono. Questa logica rovescia quella del profitto a breve termine. Esige da noi un’attenzione costante a ciò che ci circonda, una vigilanza a non prendere più della nostra parte, e una creatività per restituire ciò che abbiamo ricevuto.
In questo mondo, la gratitudine non è una cortesia, ma una tecnologia di sopravvivenza. Ci ricorda che non siamo soli, che ogni gesto ha ripercussioni ben oltre noi stessi. Le bacche ci offrono una lezione semplice: se vogliamo continuare a ricevere, dobbiamo imparare a donare. E questo dono non è un sacrificio, ma una gioia – quella di partecipare a un mondo in cui tutto è legato, in cui ogni vita, umana o no, contribuisce alla bellezza e alla resilienza del tutto.
Fonti citate
- Robin Wall Kimmerer, Braiding Sweetgrass, ed. Le lotus et l'éléphant, 2021 — éd. originale Milkweed Editions, 2013, trad. Véronique Minder.