Mono no aware
物の哀れ (mono no aware)
Concetto centrale di Motoori Norinaga (1730-1801), spesso reso con « la malinconia delle cose » — traduzione troppo ristretta. Il cuore della parola è *aware*: non solo la tristezza, ma ogni emozione profonda che le cose e gli eventi suscitano nel cuore. Essere « sensibili al *mono no aware* » significa cogliere il cuore delle cose (*mono no kokoro*) e lasciarsene commuovere: un’intelligenza affettiva del mondo, fondamento della letteratura secondo Norinaga.
Aware is in essence an expression for deep feeling in the heart. In later periods, this word has been used to refer merely to a sad feeling, but that is only one facet of the term . . . Aware was originally an exclamation, expressing any heartfelt sentiment.
Ecco la traduzione in italiano idiomatico, mantenendo la struttura Markdown e gli elementi richiesti:
Il filologo Motoori Norinaga, nell’Isonokami sasamegoto (1763), riporta il concetto alla sua parola chiave, aware: «Aware è in sostanza un’espressione per un sentimento profondo del cuore. In epoche successive, questa parola è stata usata per indicare solo un sentimento di tristezza, ma si tratta solo di un aspetto del termine… Aware era in origine un’esclamazione, che esprimeva qualsiasi emozione sentita.*» In origine, un’esclamazione — della stessa famiglia di ana e aya — di fronte a ciò che tocca.
Da qui l’avvertimento contro la traduzione corrente. Mono no aware, 物の哀れ, reso con «malinconia delle cose», non riguarda solo la mestizia. «Qualsiasi emozione profonda — felice, divertita, gioiosa, triste o nostalgica — può essere detta aware», spiega Norinaga; se la parola è scivolata verso il dolore, è perché la pena scuote il cuore più a fondo della gioia, così come hana finì per indicare prima il fiore di ciliegio tra tutti i fiori.
Il meccanismo è una reciprocità: per Norinaga, «che il soggetto sia colpito» non si separa da «che l’oggetto sia commovente». La cosa possiede un mono no kokoro, un cuore; vedere ciliegi in fiore e trovarli belli, esserne toccati, significa essere sensibili al mono no aware. Chi non si commuove non conosce il cuore delle cose. Da qui, secondo lui, nasce tutta la letteratura: non l’utilità morale o politica, ma l’espressione di ciò che l’uomo sente nel profondo.
Da distinguere dall’impermanenza buddhista, con cui viene troppo spesso accostata. L’anicca segna il composto come transitorio per distaccarsene; il mono no aware non cerca la liberazione — rimane nell’emozione che la cosa suscita, e la considera il luogo stesso del senso. Non staccarsi dal fugace, ma rendersene sensibili.