Indisponibilité
Da Hartmut Rosa, l'*indisponibilità* (in tedesco *Unverfügbarkeit*) è la qualità di ciò che non può essere reso pienamente controllabile, prevedibile e « a disposizione ». Ciò che risuona in noi — un essere amato, un’opera, un paesaggio — deve conservare una parte che ci sfugge. Lungi dall’essere una mancanza, questa riserva di inafferrabile è la condizione stessa di un rapporto vivo con il mondo.
la vitalité, le contact et l’expérience réelle naissent de la rencontre avec l’indisponible
Il motore culturale della modernità, scrive Rosa, è il desiderio di rendere il mondo disponibile: conoscibile, accessibile, prevedibile, controllabile. Scienza, tecnica ed economia hanno reso esseri e cose permanentemente disponibili. Eppure, proprio nel momento in cui tutto sembra a portata di mano, il mondo si sottrae — diventa muto, illeggibile, ostile. È il paradosso che la parola indisponibilità viene a nominare.
Rosa ne fa una tesi sconvolgente: non è aumentando la nostra presa sul mondo che guadagniamo in ricchezza di esistenza, ma nell’incontro con ciò che resiste a questa presa. Un mondo interamente pianificato, conosciuto e dominato sarebbe un mondo morto. L’indisponibile non è dunque il nemico da ridurre; è la parte attraverso cui il mondo conserva una voce propria e può risponderci — insomma, la condizione della risonanza. La neve che cade, il sonno che non si può forzare, l’amore che non si può esigere: altrettante forme pure dell’indisponibile.
L’indisponibilità ≠ una penuria o una mancanza da colmare: non è una risorsa scarsa, ma una qualità che il dominio distrugge proprio nel tentativo di abolirla. Essa ≠ una rinuncia all’agire: Rosa non predica la passività contemplativa, ma un altro modo di entrare in relazione, che accetta di non tenere tutto sotto controllo.