French · Filosofia occidentale

Indisponibilité

Da Hartmut Rosa, l'*indisponibilità* (in tedesco *Unverfügbarkeit*) è la qualità di ciò che non può essere reso pienamente controllabile, prevedibile e « a disposizione ». Ciò che risuona in noi — un essere amato, un’opera, un paesaggio — deve conservare una parte che ci sfugge. Lungi dall’essere una mancanza, questa riserva di inafferrabile è la condizione stessa di un rapporto vivo con il mondo.

la vitalité, le contact et l’expérience réelle naissent de la rencontre avec l’indisponible
Hartmut Rosa, Rendre le monde indisponible, Introduction. La Découverte, 2020 · trans. Olivier Mannoni

Il motore culturale della modernità, scrive Rosa, è il desiderio di rendere il mondo disponibile: conoscibile, accessibile, prevedibile, controllabile. Scienza, tecnica ed economia hanno reso esseri e cose permanentemente disponibili. Eppure, proprio nel momento in cui tutto sembra a portata di mano, il mondo si sottrae — diventa muto, illeggibile, ostile. È il paradosso che la parola indisponibilità viene a nominare.

Rosa ne fa una tesi sconvolgente: non è aumentando la nostra presa sul mondo che guadagniamo in ricchezza di esistenza, ma nell’incontro con ciò che resiste a questa presa. Un mondo interamente pianificato, conosciuto e dominato sarebbe un mondo morto. L’indisponibile non è dunque il nemico da ridurre; è la parte attraverso cui il mondo conserva una voce propria e può risponderci — insomma, la condizione della risonanza. La neve che cade, il sonno che non si può forzare, l’amore che non si può esigere: altrettante forme pure dell’indisponibile.

L’indisponibilità ≠ una penuria o una mancanza da colmare: non è una risorsa scarsa, ma una qualità che il dominio distrugge proprio nel tentativo di abolirla. Essa ≠ una rinuncia all’agire: Rosa non predica la passività contemplativa, ma un altro modo di entrare in relazione, che accetta di non tenere tutto sotto controllo.

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