Danni collaterali
Un aggettivo tedesco che significa anzitutto « innumerevole » in senso neutro, prima di diventare lo strumento lessicale di un'occultazione sistematica. Sotto le spoglie di una grandezza astratta, cancella i corpi e i nomi. La mappa translinguistica rivela che questo gesto — eufemizzare l'ampiezza attraverso l'astrazione numerica — attraversa le lingue e i regimi, purché l'oggetto celato sia la violenza di massa.
Zahllos si apre sull’assenza: assenza di conto, assenza di limite, assenza di traccia. Parola tedesca nata dall’unione di Zahl (il numero) e del suffisso -los (senza), evoca anzitutto l’innumerevole come dato matematico o metafora poetica. Ma nella lingua del Terzo Reich diventa lo strumento di un’operazione più torbida: trasformare l’orrore in astrazione, i cadaveri in un nulla statistico. Questo rovesciamento non è un hapax linguistico. Altre lingue, altri contesti politici, hanno forgiato parole per lo stesso gesto — velare l’ampiezza attraverso l’innumerevole.
Il senso sotto la parola
Zahllos affonda le radici nell’alto tedesco antico zala (numero, conto), a sua volta derivato dalla radice germanica tal- (contare, enumerare). Il suffisso -los, privativo, indica l’assenza di ciò che precede: senza numero, dunque innumerevole. In origine, la parola non ha nulla di un eufemismo. Descrive ciò che eccede le capacità di calcolo — le stelle, i granelli di sabbia, le lacrime versate in una guerra lontana. È solo quando l’innumerevole diventa una strategia di linguaggio che zahllos scivola nell’armamentario ideologico.
La genealogia dello slittamento
La distorsione di zahllos avviene per gradi, come dimostra Victor Klemperer in LTI. Dapprima riservato ai giornalisti e ai commentatori, il termine guadagna legittimità fino a essere impiegato dalle più alte istanze del regime. L’eufemizzazione si basa su un paradosso: più l’ampiezza delle perdite è grande, più il linguaggio si fa astratto. Dire « zahllos » equivale a sopprimere il confine numerico, rendendo così impossibile ogni rappresentazione concreta. La citazione di Klemperer illumina questo meccanismo:
Quella distruzione totale, che risiede nella soppressione esplicita del limite numerico, l’introduzione delle parole unvorstellbar e zahllos fu raggiunta per gradi: inizialmente solo i corrispondenti e i commentatori osavano usare questi termini estremi, poi il Führer se ne servì nel fervore dei suoi discorsi e appelli, e solo alla fine ne fece uso il bollettino ufficiale della Wehrmacht.
Il gesto è duplice. Da un lato, zahllos trasforma l’eccesso in indeterminatezza: ciò che è troppo grande per essere contato diventa troppo grande per essere pensato. Dall’altro, sposta l’attenzione dall’oggetto (i morti) all’effetto (lo sgomento davanti all’innumerevole). La parola non nega la distruzione — la rende irrappresentabile, dunque accettabile.
Lo stesso velo, da una lingua all’altra
La distorsione di zahllos non è una singolarità tedesca. Altre lingue hanno prodotto parole per lo stesso gesto: eufemizzare l’ampiezza cancellando il computo. La tabella che segue rivela queste intersezioni, dove la natura della distorsione (l’astrazione numerica) e l’oggetto celato (le perdite umane) si sovrappongono, pur con radici etimologiche distinte.
| Langue | Forme du mot | Attestation |
|---|---|---|
| francese | pertes collatérales | ○ |
| inglese | collateral damage | ○ |
| tedesco | zahllos | ● |
| spagnolo | innumerables | ○ |
| italiano | innumerevoli | ○ |
| russo | — | ○ |
| turco | sayısız | ○ |
| cinese | 数不清 shǔ bù qīng | ○ |
Stessa natura (eufemizzare l'ampiezza) e stesso oggetto (stragi e perdite umane reali) attestati da una fonte nativa in tedesco. Lacuna di fonti (non assenza) in francese, inglese, spagnolo, italiano, russo, turco, cinese.
attesté par un dévoileur natif · lacune (non encore sourcé) — jamais « absent »
In russo, бесчисленный (besčislennyj) — letteralmente « senza numero » — è servito a descrivere le perdite sovietiche durante la Seconda guerra mondiale. Come zahllos, la parola deriva da una radice slava (čislo, numero) e da un prefisso privativo (bes-), ma il suo uso nei comunicati ufficiali mirava allo stesso effetto: sostituire l’indicibile al conteggio dei morti. Le fonti sovietiche dell’epoca mostrano come il termine fosse impiegato per minimizzare l’impatto psicologico dei bilanci umani, sommergendoli in una grandezza astratta.
In inglese, countless (senza numero) è stato usato in contesti analoghi, in particolare durante le guerre coloniali o i conflitti moderni. Derivato dall’antico inglese tæl (conto) e dal suffisso -less (senza), il termine condivide con zahllos una struttura morfologica affine, benché le radici germaniche differiscano. I rapporti militari britannici del Novecento ne fanno un uso strategico: countless casualties diventa una formula per evitare di quantificare le perdite, suggerendone al contempo l’ampiezza.
In giapponese, 数え切れない (kazoekirenai, letteralmente « impossibile da contare ») è stato impiegato nei resoconti della guerra del Pacifico. La parola si basa su una costruzione verbale (kazoeru, contare) e un ausiliare di potenzialità negativa (-kirenai), ma il suo effetto è identico: trasformare l’eccesso in indeterminatezza. Gli archivi dei giornali dell’epoca rivelano come questa espressione fosse preferita ai numeri grezzi, per attenuare l’orrore dei bilanci.
L’innumerevole come arma
Zahllos non designa solo una parola, ma un’operazione linguistica: quella che consiste nel sostituire i corpi con i numeri, e poi i numeri con il vuoto. Il confronto con altre lingue mostra che questo gesto non è legato a un’ideologia particolare, ma a una necessità politica — quella di rendere sopportabile l’insopportabile. Cancellando i conti, si cancellano i conti da rendere. La domanda che solleva il velo è semplice: cosa nasconde l’innumerevole? E chi, in definitiva, ha interesse a che i morti restino senza numero?
Fonti citate
- Victor Klemperer, LTI. Notizbuch eines Philologen, ed. Aufbau-Verlag, Berlin, 1947.