L'azione umana di fronte all'ordine del vivente

Adattamento e comunità nello Yi Jing e nell'etica di Leopold

L'azione umana di fronte all'ordine del vivente
Antonello da Messina — San Girolamo nello studio - National Gallery London. Wikimedia Commons, Public domain CC0.

Nella nota indirizzata ai cardinali della Congregazione de Propaganda Fide nel 1738, lo Yi Jing viene presentato come un’opera la cui portata va oltre la semplice osservazione. Il testo non si limita a descrivere fenomeni, ma propone un modo di concepire il rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda. La saggezza che trasmette non si riduce a un atteggiamento passivo: implica una forma di partecipazione ai movimenti del mondo.

Una partecipazione ai cicli

Lo Yi Jing non prescrive un metodo esplicito, ma il suo approccio suggerisce che l’uomo non sia uno spettatore distaccato. La nota del 1738 evoca un libro che, senza fornire direttive precise, invita a considerare le trasformazioni come un quadro in cui l’azione umana trova il suo posto. Non si tratta di sottomettere queste trasformazioni a una volontà esterna, ma di riconoscerle come un elemento con cui comporre.

Nell’edizione di De Guignes della traduzione di P. Gaubil dello Shu, vi è una nota sullo Yi Jing inviata nel 1738 ai cardinali della Congregazione de Propaganda Fide da M.

Anonimo (classico cinese), The Yî King (Book of Changes) , libro The Yî King  — ed. secondo la traduzione francese di James Legge, Sacred Books of the East, vol. XVI, Oxford, 1882, trad. viasophia

Questa nota non dettaglia le modalità di tale partecipazione, ma lascia intendere che lo Yi Jing proponga una via in cui l’uomo non si oppone ai cicli naturali. Non si tratta di ignorarli o di forzarli, ma di considerarli come un dato fondamentale. L’azione umana, in questa prospettiva, non si definisce per la sua autonomia, ma per la sua inserzione in un insieme più ampio.

Un’etica della comunità

Aldo Leopold, nell’Almanacco di una contea sabbiosa, affronta la questione dell’azione umana da un’angolazione diversa. Parte da un presupposto etico: l’individuo non esiste isolato, ma come membro di una comunità. Questa comunità non è solo umana; include l’insieme degli elementi che compongono il vivente.

IL CONCETTO DI COMUNITÀ Fino a oggi, ogni etica si basa su un unico presupposto, ovvero che l’individuo è membro di una comunità di parti interdipendenti.

Aldo Leopold, Almanach d un comt des sables  — ed. edizione originale inglese, trad. viasophia

Leopold non si limita a constatare questa interdipendenza. Ne fa il fondamento di un modo di agire. Se l’individuo è legato agli altri elementi della comunità, la sua azione non può essere pensata indipendentemente da questa relazione. L’etica che propone non si riduce a un semplice riconoscimento di tale interdipendenza; implica che l’uomo ne tenga conto nelle sue scelte.

Questo approccio non nega le trasformazioni del mondo, ma le considera all’interno di un quadro preciso: quello di una comunità in cui ogni parte ha un ruolo. L’azione umana, in questa prospettiva, non si definisce per il suo adattamento ai cambiamenti, ma per la sua capacità di preservare o ripristinare i legami che uniscono gli elementi di questa comunità.

Due vie per una stessa domanda

Lo Yi Jing e Leopold affrontano l’azione umana da due prospettive distinte. Il primo propone una partecipazione ai cicli naturali, senza cercare di dominarli o modificarli. Il secondo fonda un’etica sull’interdipendenza degli esseri, in cui l’uomo ha una responsabilità verso la comunità di cui fa parte.

Questi due approcci non si oppongono necessariamente. Rispondono a una stessa domanda: come può l’uomo agire in un mondo che lo supera? Lo Yi Jing suggerisce una risposta attraverso l’inserimento in un ordine più vasto, mentre Leopold propone una risposta attraverso il riconoscimento di una comunità di cui l’uomo è membro attivo.

Né l’uno né l’altro prescrivono una soluzione universale. Lo Yi Jing non fornisce regole per agire, ma un modo di concepire il posto dell’uomo nelle trasformazioni del mondo. Leopold, da parte sua, non definisce un metodo preciso, ma un orientamento etico: l’azione umana deve tenere conto dell’interdipendenza degli esseri.

Queste due vie non convergono in una sintesi, ma offrono ciascuna un modo di pensare l’azione umana senza ridurla a una semplice reazione alle circostanze. L’una invita a comporre con i cicli, l’altra a preservare i legami che uniscono gli elementi del vivente. Non si escludono, ma propongono risposte complementari a una stessa interrogazione.

Fonti citate

  • Anonyme (classique chinois), The Yî King (Book of Changes), ed. Sacred Books of the East, vol. XVI, Oxford, 1882, trad. James Legge (1882).
  • Aldo Leopold, Almanach d un comt des sables, ed. .