La gratitudine, tecnologia di riparazione del mondo

Meditazione sulla reciprocità con il vivente secondo Robin Wall Kimmerer

La gratitudine, tecnologia di riparazione del mondo
Anonimo — Bastone (metà XIX secolo). Metropolitan Museum of Art, CC0.
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La gratitudine non è un sentimento passivo, ma una forza che trasforma. Secondo Robin Wall Kimmerer, questa trasformazione inizia con un rovesciamento dello sguardo: e se le piante non fossero più oggetti di studio, ma guide? Questa domanda, al centro della sua riflessione, invita a ripensare il nostro posto nel mondo. Ogni essere, spiega, porta in sé un dono unico, una capacità che lo distingue. Gli uccelli cantano, le stelle brillano, e questi doni non sono gratuiti: impegnano una responsabilità. Il canto dell’uccello non è solo un regalo per l’orecchio umano, ma un obbligo per l’uccello stesso, un dovere di celebrare l’alba. Questa reciprocità fonda una relazione in cui dare e ricevere si equilibrano, dove la gratitudine diventa il fondamento di una coesistenza armoniosa.

Robin Wall Kimmerer osserva che i racconti tradizionali offrono chiavi per comprendere questa dinamica. Alcuni narrano di popoli che, per mancanza di riconoscenza verso i doni della terra, si ritrovano privati del sostentamento. Al contrario, coloro che coltivano gratitudine e reciprocità — come i popoli del mais, trasformati da questa consapevolezza — riescono a vivere in armonia con il loro ambiente. La gratitudine, dunque, non è un semplice ringraziamento: è una condizione di sopravvivenza, un atto che ristabilisce l’equilibrio spezzato. Ma non basta da sola. Altri esseri viventi possiedono capacità che gli umani non hanno — volare, vedere nel buio, produrre sciroppo d’acero. Gli umani, invece, hanno il linguaggio. Le parole diventano allora il loro dono e la loro responsabilità: strumenti per raccontare storie, per unire scienza e spiritualità, per ricordare e inventare narrazioni che nutrano un rapporto rinnovato con la terra.

Questa visione si inserisce in un’economia della condivisione, dove le risorse — l’acqua, la terra, le foreste — non sono proprietà private, ma beni comuni. Robin Wall Kimmerer sottolinea che questo approccio, lungi dal creare scarsità, mantiene l’abbondanza. Evoca un’immagine forte: quella di una ciotola unica e di un cucchiaio condiviso, simbolo di una distribuzione equa dei doni della terra. Questa metafora illustra un’alternativa ai sistemi economici distruttivi, dove la terra non viene sfruttata, ma rispettata e curata per il bene di tutti. Tuttavia, questi cambiamenti strutturali non bastano. Occorre anche una trasformazione interiore, poiché scarsità e abbondanza sono tanto stati d’animo quanto realtà materiali.

La gratitudine, secondo lei, agisce come rimedio contro una forma di squilibrio spirituale, una patologia dell’avidità e dell’isolamento. Coltivando una consapevolezza acuta dei doni della terra e degli altri esseri viventi, si impara a distinguere i veri bisogni dalle illusioni create dalle logiche di consumo. Questa pratica permette di celebrare una ricchezza che non si misura in possedimenti, ma in relazioni reciprocamente benefiche. Invita anche a una pedagogia della gratitudine, in cui i bambini crescono in una cultura dove il riconoscimento precede ogni cosa. Un’insegnante di una scuola indigena spiega che questa pedagogia passa attraverso un rituale quotidiano: ringraziare ogni elemento della creazione per il suo ruolo nel mantenimento della vita. Questo rituale ricorda che tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza è già presente, e che la gratitudine è un modo per riconoscerlo.

inglese

We can do it through gratitude, through ceremony, through land stewardship, science, art, and in everyday acts of practical reverence.

italiano

Possiamo riuscirci attraverso la gratitudine, la cerimonia, la gestione responsabile delle terre, la scienza, l’arte e nei gesti quotidiani di una reverenza concreta.

Robin Wall Kimmerer, Braiding Sweetgrass: Indigenous Wisdom, Scientific Knowledge, and the Teachings of Plants , libro Braiding Sweetgrass  — ed. da traduzione francese di Véronique Minder, Le lotus et l'éléphant, 2021, trad. viasophia

La gratitudine come atto politico

La gratitudine, così come la concepisce Robin Wall Kimmerer, supera l’ambito individuale per diventare un atto politico. Riconoscere i doni della terra significa rifiutarsi di considerarli risorse infinite da sfruttare. Questo riconoscimento implica una responsabilità: quella di prendersi cura di ciò che ci viene offerto. Le parole, ad esempio, non sono neutre. Possono servire a raccontare storie che collegano gli umani agli altri esseri viventi, oppure, al contrario, a giustificarne il dominio. In questa prospettiva, scrivere diventa un atto di reciprocità, un modo per rendere omaggio alla terra condividendo narrazioni che ristabiliscono i legami spezzati.

Questo approccio si ricollega a una visione in cui la terra non appartiene a nessuno, ma è affidata a tutti. I sistemi economici che privatizzano le risorse naturali sono in contraddizione con questa logica di condivisione. Robin Wall Kimmerer sottolinea che le alternative esistono, e si fondano su principi di rispetto e reciprocità. Questi principi non sono solo ideali: hanno applicazioni concrete, come la gestione collettiva delle terre o la protezione degli ecosistemi. Ma perché queste alternative funzionino, è necessario anche un cambiamento di mentalità. La gratitudine, come pratica quotidiana, permette di coltivare questa mentalità. Ricorda che la ricchezza non risiede nell’accumulo, ma nella capacità di condividere e mantenere relazioni armoniose.

Una pedagogia della gratitudine

Come trasmettere questa visione del mondo? Robin Wall Kimmerer parla di una scuola in cui la gratitudine viene insegnata fin dall’infanzia. Ogni giorno, gli alunni ringraziano gli elementi della creazione — gli animali, le piante, i fiumi — per il loro contributo alla vita. Questo rituale non è una semplice formalità: è una pedagogia che forma esseri consapevoli della loro interdipendenza con il vivente. Crescendo in una cultura in cui la gratitudine è una priorità, i bambini imparano a vedere il mondo come una rete di doni e responsabilità. Comprendono che la sopravvivenza non dipende dal possesso, ma dalla capacità di mantenere relazioni equilibrate con il proprio ambiente.

Questa pedagogia si basa su un’idea semplice: tutto ciò che è necessario alla vita è già qui. La gratitudine è un modo per riconoscerlo e impegnarsi a preservare questi doni. Permette anche di resistere alle logiche di consumo che creano artificio e scarsità. Celebrando l’abbondanza naturale, ci si libera dalle illusioni di mancanza e si apre la strada a una coesistenza più armoniosa. Robin Wall Kimmerer dimostra che questa trasformazione è possibile, a patto di cominciare da un cambiamento di sguardo: vedere il mondo non come un insieme di risorse da sfruttare, ma come una rete di relazioni da coltivare.

Fonti citate

  • Robin Wall Kimmerer, Braiding Sweetgrass: Indigenous Wisdom, Scientific Knowledge, and the Teachings of Plants, ed. Le lotus et l'éléphant, 2021, trad. Véronique Minder.