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title: "Il *manaakitanga* o l'arte politica di far crescere l'altro"
sousTitre: "Un'etica maori della sovranità relazionale"
description: "Hirini Moko Mead, pensatore maori contemporaneo, rivela in *Tikanga Maori* come il *manaakitanga* superi l'ospitalità per diventare una tecnologia di riequilibrio delle relazioni tra umani, non-umani e territori. Questa meditazione esplora come questa pratica, fondata sulla protezione del *mana* altrui, strutturi una sovranità in cui il potere si misura nella capacità di nutrire la potenza degli altri."
date: 2026-08-12
lang: it
tradition: maori
auteurs: ["Sir Hirini Moko Mead"]
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# Il *manaakitanga* o l'arte politica di far crescere l'altro

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L’etica maori non si limita a prescrivere comportamenti. Propone una grammatica delle relazioni in cui ogni atto è un gesto politico, un modo di tessere o disfare il mondo. Secondo Sir Hirini Moko Mead, questa grammatica si articola attorno a principi che funzionano come prove: prima di agire, si verifica se l’azione si inserisce in una genealogia esistente, se riproduce un modello ancestrale o se rispetta i valori fondamentali del *tikanga*. Tra questi valori, il *manaakitanga* occupa un posto centrale, non come semplice regola di cortesia, ma come tecnologia di riequilibrio delle forze in gioco.

## Il principio come prova del reale

Sir Hirini Moko Mead osserva che le decisioni, in una prospettiva maori, non si prendono nell’astrazione. Sono sottoposte a una serie di filtri concreti. Il primo consiste nel verificare se l’evento nuovo possa essere ricondotto a una linea esistente, a un racconto già vissuto. Se non è così, si esamina se esista un modello ancestrale che possa fungere da guida. Solo in ultima istanza, quando questi due primi test falliscono, ci si rivolge ai principi stessi – quei valori che strutturano la vita collettiva e individuale.

Tra questi principi, alcuni, come l’equilibrio degli scambi o il sacro, sono già integrati nelle prove precedenti. Restano quelli che riguardano direttamente il modo in cui gli esseri si trattano tra loro: il legame di parentela allargata, l’ospitalità, la protezione della potenza personale. Questi valori non sono ideali lontani, ma strumenti per valutare ogni situazione. Chiedono, ad esempio, di prendersi cura dei propri, di accogliere lo straniero con generosità e, soprattutto, di vigilare per non indebolire mai la potenza altrui.

  
    These are very important values which embrace other values such as aroha ki te tangata, concern for our people, being a good host and providing; hospitality for guests, protecting the mana of people and not doing anything that threatens their mana or, worse still, damages personal mana.
  
Questi valori rivestono un’importanza capitale, comprendendo altri principi come l’*aroha ki te tangata*, la cura per il proprio popolo, l’arte di essere un buon ospite e provvedere ai suoi bisogni, l’ospitalità verso i visitatori, la protezione del *mana* altrui e l’astensione da qualsiasi atto che possa minacciarlo o, peggio ancora, intaccare il *mana* personale.

## L’obbligo come estensione del legame

Il principio di parentela allargata, così come lo descrive Sir Hirini Moko Mead, non si limita ai legami di sangue. Si estende a tutti coloro che condividono una causa, un luogo o un’esperienza comune. Un collega, un membro della stessa tribù, persino un alleato politico, può diventare un parente attraverso questo valore. L’obbligo di assistenza che ne deriva non è una semplice raccomandazione morale: è una necessità strutturale. Se un parente è vittima di un’ingiustizia, gli altri devono agire. Se un parente si impegna in un’impresa scientifica o politica, i suoi sono tenuti a sostenerlo, anche se questa impresa non rientra direttamente nelle tradizioni.

Questa estensione del legame trasforma la parentela in una forza politica. Crea reti di solidarietà che superano i confini familiari e tribali. Ma impone anche vincoli: non si possono ignorare i bisogni di coloro che fanno parte di questo cerchio allargato. La presenza fisica, ad esempio, è un dovere. Mostrare il proprio volto durante un raduno significa affermare che il legame esiste ed è attivo. È un modo per nutrire la relazione, per mantenerla viva.

## L’ospitalità come riequilibrio delle potenze

Il *manaakitanga*, spesso tradotto con ospitalità, è molto di più. Secondo Sir Hirini Moko Mead, si tratta di una pratica di cura delle relazioni, in cui ogni gesto mira a preservare o accrescere la potenza degli altri. Offrire un pasto, accogliere un visitatore o gestire un conflitto con misura sono atti che rafforzano il tessuto sociale. Ma questa pratica non è disinteressata: si basa sull’idea che la potenza di ciascuno dipende da quella degli altri.

Negli scambi di doni, ad esempio, la scelta dell’oggetto offerto non è casuale. Deve riflettere la posizione sociale dei partner e, soprattutto, contribuire ad aumentare la loro potenza. Un capo, in particolare, è atteso su questo punto: le sue risorse devono circolare per onorare nascite, matrimoni, lutti. Il dono non è una semplice transazione, ma un’affermazione della relazione e della potenza delle parti coinvolte. Se il dono è mal scelto, se umilia o indebolisce l’altro, distrugge il legame invece di nutrirlo.

## La sovranità come capacità di far crescere

Da questa etica emerge una concezione del potere radicalmente diversa da quella dominante nelle società occidentali. Il potere, qui, non si misura nella capacità di dominare, ma in quella di far crescere gli altri. Un capo non è potente perché impone la propria volontà, ma perché sa mobilitare le proprie risorse per rafforzare la sua comunità. Allo stesso modo, una persona è rispettata non perché accumula ricchezze, ma perché le fa circolare in modo da aumentare la potenza collettiva.

Questa sovranità relazionale si basa su un equilibrio fragile. Le relazioni, ricorda Sir Hirini Moko Mead, sono sempre minacciate dallo squilibrio. Un gesto mal calcolato, una parola offensiva, un dono inappropriato, e l’intera rete si indebolisce. Da qui la necessità di rituali di riequilibrio, di pratiche come il *muru*, che permettono di riparare le offese senza distruggere i legami. Queste pratiche non sono sopravvivenze del passato, ma strumenti ancora attivi per mantenere la coesione del gruppo.

*[Una voce dall'interno]* Sir Hirini Moko Mead, pensatore maori contemporaneo, scrive da una posizione situata: quella di un membro del popolo maori impegnato nella trasmissione e nella reinterpretazione dei valori tradizionali. La sua opera, *Tikanga Maori Living By Maori Values*, è una pietra miliare per comprendere come questi valori strutturino un’etica politica e relazionale. La citazione bilingue qui sopra è un nostro adattamento, validato per la sua fedeltà al senso originale.

## Una tecnologia politica per il vivente

Il *manaakitanga* non è una virtù astratta, ma una tecnologia politica al servizio del vivente. Non si applica solo agli umani, ma anche ai non-umani e ai territori. Prendersi cura degli altri, vigilare per non indebolire la loro potenza, significa preservare l’equilibrio del mondo. Questa etica offre un’alternativa alla logica estrattivista che domina oggi: propone un modo di vivere in cui il potere si misura nella capacità di nutrire, proteggere e far crescere.

In un mondo segnato da squilibri ecologici e sociali, questa visione maori del potere come cura delle relazioni potrebbe essere una chiave per reincantare il nostro rapporto con il vivente. Ricorda che la sovranità non risiede nel dominio, ma nella capacità di creare legami che rafforzino tutti gli esseri, umani e non-umani, nella loro potenza propria.

## Fonti

- Hirini Moko Mead, *Tikanga Maori Living By Maori Values* — Huia Publishers, 2003, trad. rendu français maison (œuvre en anglais, courtes citations attribuées)


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/reenchanter/2026-08-12-manaakitanga-art-politique-faire-grandir/
