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title: "La terra è la Legge"
sousTitre: "Per Mary Graham, anziana kombumerri e filosofa, la terra non è né una proprietà né uno scenario: è l'entità sacra da cui ogni legge, ogni parentela e ogni significato traggono origine."
description: "Mary Graham (kombumerri): the Land is the Law. La terra come entità sacra, madre di tutta l'umanità, non come proprietà — il primo dei due assiomi che propone delle cosmologie aborigene."
date: 2026-07-07
lang: it
tradition: kombumerri
auteurs: ["Mary Graham"]
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# La terra è la Legge

Ancor prima della sua prima frase, Mary Graham pone due epigrafi l’una di fronte all’altra. La prima è uno scambio che inventa per il suo stesso testo:

  
    Western: What’s the meaning of life?<br />Aboriginal: What is it that wants to know?
  
  Occidentale: qual è il senso della vita?<br />Aborigeno: chi lo vuole sapere?

Dove l’un cerca una risposta da collocare in una testa, l’altro sposta la domanda verso ciò che, in noi, la pone. Segue una seconda epigrafe, questa volta presa in prestito da un anziano bunitj del Kakadu, Bill Neidjie:

  
    The white man's law is always changing, but Aboriginal Law never changes, and is valid for all people.
  
  La legge dell’uomo bianco cambia di continuo; la Legge aborigena non cambia mai, e vale per tutti.

Due voci, due nazioni — Neidjie è bunitj, del Kakadu; Graham è kombumerri, legata ai Wakka Wakka del Queensland. Lei non parla a nome suo; lo cita, per porre la nota su cui il suo testo andrà a svilupparsi. Da qui, Graham formula quelli che definisce i due assiomi di base della visione aborigena del mondo. Il primo:

  
    The land is a sacred entity, not property or real estate; it is the great mother of all humanity.
  
  La terra è un’entità sacra, non una proprietà o un bene immobiliare; è la grande madre di tutta l’umanità.

*The Land is the Law* — la terra è la Legge. Non una legge *sulla* terra, votata da un potere e poi applicata a un territorio che si suppone neutro: la terra stessa legifera, perché è il luogo da cui proviene ogni significato. Graham ne trae una conseguenza architettonica piuttosto che morale. Il rapporto tra la terra e le persone viene prima; il rapporto tra le persone stesse è secondario, e si regola sul primo. Non è la società a decidere come trattare la terra: è il modo in cui si tratta la terra a plasmare, a monte, ciò che una società può diventare.

*[Le second axiome]* Il secondo assioma di Graham, *you are not alone in the world*, prolunga il primo: un sistema di parentela che si estende fino alla terra stessa, ai clan, ai Sogni di ogni gruppo. Credersi un’entità isolata e consapevole, scrive, significa ridursi a un semplice osservatore in un mondo osservato.

Ciò sposta una parola che il francese crede di conoscere. «Proprietà» presuppone un soggetto e un oggetto: qualcuno possiede, qualcosa è posseduto, e la relazione termina dove finisce l’atto di proprietà. Quello che descrive Graham non ha questa forma. La terra non è il bene di nessuno perché è l’origine di tutti — «la grande madre di tutta l’umanità» non è una metafora poetica aggiunta in seguito, è la struttura stessa dell’enunciato: una madre non è proprietà del figlio, eppure tutto ciò che il figlio è proviene da lei.

*[Trois voix, trois nations]* Non confondere questo assioma con il [Country](https://viasophia.org/lexique/country/) di cui parla Tyson Yunkaporta (clan apalech, wik-mungkan) né con il [Bandaiyan](https://viasophia.org/lexique/bandaiyan/) di David Mowaljarlai (ngarinyin, Kimberley): tre filosofi, tre nazioni, tre formulazioni distinte di uno stesso rifiuto — che la terra sia ridotta a una superficie da spartire. Non si fondono sotto un «gli Aborigeni pensano che…»; ognuno porta la propria voce, dalla propria terra.

Resta una tensione che Graham non cancella: parla da una posizione precisa — kombumerri, donna, accademica — eppure formula assiomi che presenta come validi ben oltre il suo popolo. Non pretende di parlare per tutte le nazioni aborigene dell’Australia; propone un’articolazione, la sua, di un fondo che ritiene condiviso. «Secondo Graham», dunque — mai «gli Aborigeni dicono».

Il diritto occidentale ha una parola per ciò che si può vendere, ereditare, delimitare: la proprietà. Non ne ha una vera per ciò che descrive Graham — una terra da cui si proviene piuttosto che un bene che si possiede, e che resta il riferimento ultimo di ogni regola che ci si dà tra esseri umani. *The land, and how we treat it, is what determines our human-ness*, scrive ancora: la terra, e il modo in cui la trattiamo, è ciò che determina la nostra stessa umanità. Non è una clausola che si aggiunge al diritto. È ciò da cui il diritto, secondo lei, dovrebbe procedere.

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**À lire aussi**

- [Le corps du pays](https://viasophia.org/reenchanter/2026-06-15-bandaiyan-corps-pays/)
- [La loi du partage](https://viasophia.org/reenchanter/2026-06-27-la-loi-du-partage/)
- [Là où cela eut lieu](https://viasophia.org/reenchanter/2026-06-13-geographie-sacree-deloria/)

## Fonti

- Mary Graham, *Some Thoughts about the Philosophical Underpinnings of Aboriginal Worldviews* — 1999 ; repris in Australian Humanities Review, n°45, 2008 (ANU Press, accès ouvert), trad. texte original anglais (voix kombumerri nommée) ; rendu français maison
- Bill Neidjie (cité par Graham), *Kakadu Man* — épigraphe reproduite in Graham, art. cité, 2008, trad. texte original anglais (voix bunitj nommée) ; rendu français maison


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/reenchanter/2026-07-07-la-terre-est-la-loi/
