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title: "La libertà come relazione, non come isolamento"
sousTitre: "Tre vie per sfuggire all'individualismo moderno"
description: "Tra distacco stoico, partecipazione spinoziana e reinvenzione collettiva, tre concezioni della libertà si oppongono all'isolamento moderno. Epitteto propone di distinguere ciò che dipende da noi, Spinoza lega l'anima alla verità eterna di Dio, mentre Mbembe interroga l'autodeterminazione nella storia in movimento. Queste voci, pur respingendo l'individualismo, divergono radicalmente sul ruolo del soggetto: padrone delle proprie rappresentazioni, parte di un tutto, o attore di una trasformazione comune."
date: 2026-08-16
lang: it
tradition: undefined
auteurs: ["Epitteto", "Baruch Spinoza", "Achille Mbembe"]
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# La libertà come relazione, non come isolamento

La libertà si colloca sempre tra due scogli: l’illusione di un soggetto sovrano, avulso da tutto, e la dissoluzione di quello stesso soggetto in un ordine che lo trascende. Tre pensieri, tre rifiuti dell’individualismo moderno, tre modi di concepire la libertà come relazione. Ma relazione con che cosa? Con se stessi, con il mondo, o con gli altri intenti a scrivere la propria storia? Ciascuna di queste vie offre una risposta distinta, prima che si delinei, forse, una vetta comune.

## Epitteto: la libertà attraverso il distacco dalle rappresentazioni

Epitteto non parla di libertà, ma di *forza interiore*. Questa forza non risiede nell’accumulo di beni o di potere, ma nella capacità di distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non ne dipende. Il soggetto non è un atomo isolato, ma un luogo in cui si esercita questa distinzione. La libertà, qui, è un’operazione dello spirito: consiste nel non lasciarsi alienare da ciò che sfugge al nostro controllo.

> Non era la fama, né la ricchezza, né il potere; era la sua forza interiore, vale a dire le sue convinzioni su ciò che dipende da noi e su ciò che non ne dipende.
>
> — **Epitteto**, *Entretiens (recueillis par Arrien)*. éd. da traduzione francese di Victor Courdaveaux, 1862.

La relazione, in questa prospettiva, è anzitutto una relazione con sé. Il mondo esterno – fama, ricchezza, potere – non viene negato, ma relegato al rango di ciò che *non dipende da noi*. La libertà si esercita nello scarto tra ciò che è nostro (i nostri giudizi, i nostri desideri) e ciò che non lo è. Non è uno stato, ma un lavoro costante di selezione, una disciplina delle rappresentazioni. Il soggetto non è un padrone assoluto, ma un custode dei propri confini.

Questa libertà non è solitaria nel senso che ignora gli altri. Lo è nel rifiuto di lasciarsi definire da loro. La fama, ad esempio, è un inganno: dipende dai giudizi altrui, dunque da ciò che sfugge al nostro controllo. La libertà epittetiana è una relazione *negativa* con il mondo: si conquista staccandosi da ciò che non siamo, per meglio concentrarsi su ciò che lo è.

## Spinoza: la libertà come partecipazione all’eterno

Spinoza non parla nemmeno lui di libertà in termini di isolamento. Per lui, l’anima non è una sostanza chiusa, ma parte di un tutto. La libertà non è una conquista individuale, ma il riconoscimento di un’appartenenza. Emergere quando l’anima comprende se stessa *attraverso la natura di Dio*, cioè come una verità eterna.

> DIMOSTRAZIONE Questo Amore intellettuale segue necessariamente dalla natura dell’Anima in quanto la si consideri essa stessa, attraverso la natura di Dio, come una verità eterna (Prop.
>
> — **Baruch Spinoza**, *Etica*. éd. da traduzione francese di Charles Appuhn, 1913.

La relazione, qui, è ontologica. L’anima non è un soggetto autonomo, ma una modalità della sostanza divina. La libertà non consiste nel distaccarsi dal mondo, ma nell’inscriversi in esso come parte necessaria. Non è un atto di volontà, ma una *dimostrazione*: discende dalla natura stessa dell’anima, in quanto si comprende come eterna.

A differenza di Epitteto, Spinoza non propone una distinzione tra ciò che dipende da noi e ciò che non ne dipende. Tutto dipende da Dio, e l’anima, in quanto partecipa di questa necessità, è libera. La libertà non è un rifiuto del mondo, ma una comprensione del proprio posto in esso. Non è una padronanza, ma un’*adesione* all’ordine delle cose.

Questa libertà è relazionale nel senso più radicale: è impossibile senza il riconoscimento di un tutto che la trascende. Il soggetto non è un individuo, ma un *modo* della sostanza. La sua libertà non è una proprietà, ma una *conseguenza* della sua natura.

## Mbembe: la libertà come reinvenzione collettiva

Mbembe non parla di libertà in termini metafisici, ma storici. La libertà non è questione di distacco o di appartenenza, ma di *differenza* e di *autodeterminazione*. Non si conquista nell’isolamento, ma nella reinvenzione dei legami che strutturano una comunità.

> Differenza e autodeterminazione Liberalismo e pessimismo razziale 121 Un uomo come gli altri?
>
> — **Achille Mbembe**, *Critique de la raison n gre*

La relazione, qui, è politica. La libertà non è affare di rappresentazioni o di partecipazione a un tutto, ma di capacità di *definire* i termini della propria esistenza. Mbembe interroga le condizioni di questa autodeterminazione: come può un soggetto liberarsi dalle categorie che lo negano? La libertà non è uno stato, ma un processo, una lotta per ridefinire i confini dell’umano.

A differenza di Epitteto, Mbembe non propone di distaccarsi dal mondo, ma di *trasformarlo*. A differenza di Spinoza, non cerca di iscriversi in un ordine eterno, ma di *inventarne* uno nuovo. La libertà non è questione di verità, ma di storia: si gioca nell’azione collettiva, nella riscrittura dei racconti che determinano ciò che è possibile.

Questa libertà è relazionale nel senso che presuppone una comunità in movimento. Non è una proprietà individuale, ma una *capacità collettiva* di ridefinire i termini della relazione. Il soggetto non è padrone delle proprie rappresentazioni, né parte di un tutto, ma attore di una storia in divenire.

## Tre rifiuti dell’isolamento, tre relazioni con il mondo

Questi tre pensieri respingono l’individualismo moderno, ma lo fanno in modi radicalmente diversi. Per Epitteto, la libertà è una *separazione*: consiste nel distinguere ciò che è nostro da ciò che non lo è. Per Spinoza, è una *partecipazione*: emerge dal riconoscimento di un’appartenenza a un tutto. Per Mbembe, è una *reinvenzione*: presuppone la trasformazione dei legami che strutturano una comunità.

Ciascuna di queste vie propone una relazione specifica con il mondo:
- **Epitteto**: una relazione *negativa*, fondata sul distacco.
- **Spinoza**: una relazione *ontologica*, fondata sull’appartenenza.
- **Mbembe**: una relazione *storica*, fondata sulla trasformazione.

Queste differenze non sono sfumature, ma *opposizioni* fondamentali. Eppure, convergono su un punto: la libertà non è isolamento. È sempre una relazione – con sé, con il mondo, o con gli altri.

## La vetta comune: la libertà come lavoro

Se questi tre pensieri si oppongono, condividono una stessa diffidenza verso l’illusione di un soggetto sovrano, avulso da tutto. Per Epitteto, la libertà è un lavoro su di sé. Per Spinoza, è una *dimostrazione* del proprio posto nell’ordine delle cose. Per Mbembe, è una lotta per ridefinire i termini della propria esistenza.

In tutti e tre i casi, la libertà non è un dato, ma un *lavoro*. Non è una proprietà, ma una *pratica*. Non è uno stato, ma un processo.

Questo lavoro assume forme diverse:
- **Epitteto**: un lavoro di *distinzione* (ciò che dipende da noi / ciò che non ne dipende).
- **Spinoza**: un lavoro di *comprensione* (l’anima come verità eterna).
- **Mbembe**: un lavoro di *reinvenzione* (l’autodeterminazione come lotta).

Ma in tutti e tre i casi, la libertà è una *relazione* – mai un isolamento. Presuppone sempre un rapporto: con sé, con il mondo, o con gli altri. Non è mai un fine in sé, ma un *mezzo* per situarsi nel mondo.

## Conclusione: tre vie per una stessa domanda

La libertà non è una questione astratta. È sempre una questione *concreta*: come situarsi nel mondo? Epitteto risponde con il distacco. Spinoza con l’appartenenza. Mbembe con la trasformazione.

Queste risposte non sono compatibili, ma pongono la stessa domanda: come sfuggire all’isolamento senza perdersi in un tutto? Come essere liberi senza essere soli?

La risposta, forse, sta nel *lavoro* che ciascuno di questi pensieri propone. Un lavoro mai compiuto, ma sempre in corso. Un lavoro mai solitario, ma sempre relazionale.

## Fonti

- Épictète, *Entretiens (recueillis par Arrien)* — trad. Victor Courdaveaux (1862)
- Baruch Spinoza, *Éthique* — trad. Charles Appuhn (1913)
- Achille Mbembe, *Critique de la raison n gre* — 


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/essais/2026-08-16-liberte-comme-relation-non-comme/
