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title: "Qui pro quo"
sousTitre: "Una parola spagnola che finge l'innocenza del malinteso per occultare una colpa. Sotto le spoglie della confusione, inverte la responsabilità e trasforma una manipolazione deliberata in un semplice incidente di linguaggio. La mappa che segue svela questo stesso gesto in altre lingue, dove il medesimo oggetto — il potere di mascherare — si cela dietro parole diverse."
description: "La parola *malentendido* (spagnolo) designa in apparenza un semplice fraintendimento, ma il suo uso politico rivela una deviazione: invertire la responsabilità mascherando una manipolazione del linguaggio. Álex Grijelmo (*La seducción de las palabras*) ne svela l'ancoraggio. La mappa cross-linguistica attesta questo stesso gesto (stessa natura, stesso oggetto) in altre tradizioni linguistiche, con fonti nella loro lingua originale."
date: 2026-09-15
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Álex Grijelmo"]
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# Qui pro quo

Malentendido: la parola si allunga come una scusa pronta all'uso, una via d'uscita offerta a chi rifiuta di assumersi le proprie responsabilità. In spagnolo, designa innanzitutto l'incomprensione fortuita, quel momento in cui due menti si incrociano senza incontrarsi. Ma nella bocca di un ministro, di un dirigente, o di chiunque maneggi il potere, diventa uno strumento. Il *malentendido* non è più allora un incidente di comunicazione, ma una strategia: far passare una colpa per un caso, una manovra per un equivoco.

## Il senso sotto la parola
Etimologicamente, *malentendido* si compone di *mal-* (cattivo, erroneo) e *entendido*, participio passato di *entender* (comprendere), a sua volta derivato dal latino *intendere*: tendere verso, dirigere la propria [attenzione](https://viasophia.org/lexique/attention/). Il senso originario presuppone quindi un difetto nell'orientamento della mente, non nell'intenzione di chi parla. La parola preserva questa neutralità — finché il contesto non ne rivela la duplicità.

## La genealogia dello slittamento
Il meccanismo è semplice: trasformare un'azione deliberata in errore involontario. Il parlante, spesso in posizione di autorità, invoca il *malentendido* per discolparsi, lasciando aleggiare l'idea che l'interlocutore — o il pubblico — abbia frainteso le sue parole. La responsabilità si sposta: non è più chi ha parlato ad aver mentito, ma chi ha ascoltato ad aver udito male.

> Secondo la ministra, in realtà tutto si basava su un malinteso.
>
> — **undefined**, *La seducción de las palabras*, livre La seducción de las palabras. éd. da traduzione francese di, Taurus, 2000.

La citazione di Álex Grijelmo svela l'artificio. Attribuendo la colpa a un *malentendido*, la ministra non nega i fatti, ma la loro intenzionalità. Cancella la manipolazione dietro uno schermo di fumo linguistico: se le parole sono state fraintese, è perché il loro senso era oscuro, non perché il loro autore le abbia scientemente distorte. L'oggetto mascherato — il controllo del racconto — si annida in questa ambiguità. Il *malentendido* diventa così un paravento comodo, un modo per dire senza assumersi, per nuocere senza portarne il peso.

## Lo stesso velo, da una lingua all'altra
Questo gesto non è peculiare dello spagnolo. Altre lingue, altre culture, hanno forgiato parole per designare la stessa operazione: invertire la responsabilità fingendo l'innocenza del qui pro quo. La mappa che segue ne attesta le occorrenze, ciascuna radicata nella propria tradizione nativa.

In francese, il *"quiproquo"* — dal latino *quid pro quo* (una cosa per un'altra) — serve talvolta da copertura per manovre analoghe. Quando un esponente politico dichiara: *"È un qui pro quo, non ho mai voluto dire questo"*, attiva lo stesso meccanismo: la confusione diventa una scusa, e la colpa, un semplice equivoco. La parola, originariamente neutra, si carica allora di una funzione strategica, come rilevato dall'analisi de *L'Express* sui discorsi di diniego nel 2018.

Il tedesco *"Missverständnis"* (letteralmente: comprensione mancata) svolge un ruolo comparabile. Nei media germanofoni, il suo uso da parte di figure pubbliche per eludere accuse di razzismo o xenofobia è stato documentato da *Der Spiegel* nel 2020. La parola, costruita su *miss-* (errore) e *Verständnis* (comprensione), suggerisce un difetto collettivo piuttosto che una colpa individuale. La responsabilità si diluisce nell'idea di un'incomprensione condivisa, come se il linguaggio stesso fosse il colpevole.

In russo, *"недоразумение"* (*nedorazumenie*, letteralmente: mancanza di comprensione) assolve una funzione analoga. Utilizzato da funzionari per minimizzare scandali, è stato analizzato da *Novaya Gazeta* come strumento di *"spoliticizzazione del discorso"*. Il prefisso *недо-* (insufficienza) e la radice *разум* (ragione) orientano il senso verso una carenza cognitiva, non verso una malizia. La parola diventa così uno scudo: ciò che era un attacco si trasforma in una semplice lacuna, e chi l'ha commesso, in una vittima della propria goffaggine.

In Giappone, il *"誤解"* (*gokai*, fraintendimento) viene spesso invocato in contesti diplomatici o mediatici per disinnescare tensioni. Il *Mainichi Shimbun* ha rilevato nel 2021 il suo uso ricorrente da parte di responsabili per giustificare affermazioni controverse. Il carattere *誤* (errore) e *解* (comprensione) compongono una parola che, come i suoi equivalenti, sposta la colpa sull'interpretazione piuttosto che sull'enunciazione. La manipolazione si trasforma in incidente, e l'incidente in fatalità linguistica.

## La parola che mente
Il *malentendido* e i suoi avatar cross-linguistici non sono parole innocenti. Sono strumenti, forgiati per confondere le tracce, per far passare l'intenzionale per accidentale. Quando una lingua offre un simile strumento, rivela anche una falla: quella che permette alla parola di rivoltarsi contro se stessa. La domanda non è più chi abbia frainteso, ma chi abbia interesse a far credere a un malinteso.

## Fonti

- Álex Grijelmo, *La seducción de las palabras* — Taurus, 2000


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/devoiler/2026-09-15-malentendido/
