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title: "Eufemismo"
sousTitre: "Coloro che si frappongono tra il potere e il popolo non sono mediatori, ma alchimisti del senso. Il loro mestiere? Rovesciare le parole per meglio celare le manipolazioni. La mappa che segue svela come questo gesto attraversi le lingue, trasformando ogni idioma in un campo di battaglia semantico."
description: "La parola spagnola *intermediarios* designa originariamente dei mediatori, ma Álex Grijelmo ne rivela la distorsione: un rovesciamento di senso per mascherare i manipolatori del linguaggio. Questo gesto (natura: inversione) su questo oggetto (oggetto: controllo delle parole) è attestato in francese (*euphémisme*, Éric Hazan) e in russo (*подменятели смысла*, Ilya Zemtsov). Un’intersezione etno-politico-linguistica documentata in ciascuna lingua."
date: 2026-08-06
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Il’ja Zemcov", "Álex Grijelmo", "Éric Hazan"]
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# Eufemismo

I
Intermediarios: la parola suona come una promessa di legame, di passaggio. Eppure, nell’ombra della sua radice latina, cela un tradimento. Coloro che si definiscono *intermediari* non si limitano più a trasmettere — trasformano, filtrano, corrompono. Lo spagnolo, qui, non fa eccezione: rivela una meccanica universale, in cui il linguaggio diventa lo strumento privilegiato dei manipolatori. La mappa che si delinea mostra come questo stravolgimento non sia un incidente locale, ma una strategia condivisa.

## Il senso sotto la parola
*Intermediarios* affonda le radici nel latino *intermedius*, composto da *inter* (tra) e *medius* (mezzo). In origine, designa coloro che occupano una posizione centrale per agevolare gli scambi — mercanti, diplomatici, traduttori. La parola porta con sé l’idea di neutralità, di passaggio senza alterazione. Ma è proprio questa neutralità a consentirne lo slittamento: quando l’intermediario cessa di essere un ponte per diventare un filtro, la parola si carica di un’ambiguità mortale.

## La genealogia dello slittamento
Il rovesciamento opera attraverso un’inversione sottile. Gli *intermediarios* non sono più coloro che collegano, ma coloro che separano — non per la loro posizione, ma per la loro azione sul linguaggio. Non trasmettono più le parole: le plasmano, le addolciscono, le rendono accettabili. La citazione di Álex Grijelmo ne cattura l’essenza:

> Gli intermediari sono così sedotti dalle parole, e la società può ben poco difendersi da queste manipolazioni se coloro che veicolano il linguaggio del potere ne diventano i catalizzatori.
>
> — **Álex Grijelmo**, *La seducción de las palabras*. éd. da traduzione francese di, Taurus, 2000.

Ciò che Grijelmo porta alla luce è la seduzione del linguaggio come arma. Le parole non sono più strumenti di comunicazione, ma esche. L’intermediario, ammantandosi degli attributi della mediazione, diventa il complice invisibile del potere. Non si tratta più di facilitare lo scambio, ma di controllarlo — e di far credere che tale controllo sia naturale, persino benevolo.

## Lo stesso velo, da una lingua all’altra
Questo gesto — rovesciare il senso per mascherare una manipolazione — non è peculiare dello spagnolo. Attraversa le lingue come un’ombra, rivestendosi di forme diverse ma sempre riconoscibile. La tabella che segue ne traccia la mappa:

Per il francese, l’*eufemismo* incarna questa stessa logica. Éric Hazan ne illustra il meccanismo:

> Tutti sanno che sono del tutto croniche, ma l’evocazione di una crisi — termine al quale continua ad associarsi, nonostante tutto, la nozione di una temporalità breve — contribuisce a placare le impazienze, il che è proprio uno degli scopi degli eufemismi della LQR.
>
> — **Éric Hazan**, *LQR. La propaganda del quotidiano*. éd. da traduzione francese di, Raisons d'agir, 2006.

L’eufemismo non è solo una figura retorica: è una strategia di potere. Addolcendo le parole, addolcisce la realtà che esse designano. Ciò che viene detto non è più ciò che è, e ciò che viene taciuto diventa l’essenziale. Il francese, come lo spagnolo, rivela qui come il linguaggio possa essere distorto per servire chi lo controlla.

Per il russo, il termine *подменятели смысла* (podmenjateli smysla, letteralmente «coloro che sostituiscono il senso») va ancora oltre. Il’ja Zemcov ne espone la radicalità:

> La mistificazione del significato autentico delle parole — la sostituzione del loro senso reale con uno illusorio, la consapevole limitazione di tale senso, la rottura dei significati tradizionali per assecondare la propaganda comunista — tutto ciò conduce all’atrofizzazione del linguaggio.
>
> — **Ilya Zemtsov**, *Советский политический язык*. éd. da traduzione francese di, Overseas Publications, 1985.

Qui lo slittamento non è più una questione di sfumatura, ma di sostituzione pura e semplice. Il senso non viene addolcito: viene rubato, rimpiazzato da un altro. La parola russa non parla di seduzione, ma di violenza — una violenza che si esercita non con la forza, ma attraverso il linguaggio. L’intermediario, in questa prospettiva, non è più un seduttore, ma un ladro.

## Chi parla ancora?
Gli *intermediarios* non sono un’eccezione spagnola. Sono una figura translinguistica, un archetipo del potere che si nasconde dietro le parole. Che si tratti della seduzione dell’eufemismo, della brutalità della sostituzione o dell’astuzia dell’inversione, il gesto rimane lo stesso: far credere che il linguaggio sia neutro, mentre è l’arma più efficace della dominazione. La domanda non è più chi manipola, ma chi ascolta ancora — e chi, tra noi, accetta di vedere le parole per ciò che sono.

## Fonti

- Álex Grijelmo, *La seducción de las palabras* — Taurus, 2000
- Éric Hazan, *LQR. La propagande du quotidien* — Raisons d'agir, 2006
- Ilya Zemtsov, *Советский политический язык* — Overseas Publications, 1985


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/devoiler/2026-08-06-intermediarios/
