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title: "Memoria e trasmissione: archivi del vivente, archivi scritti"
sousTitre: "Due voci sui saperi e i loro supporti"
description: "Tra la memoria organica difesa da Baptiste Morizot e la trasmissione orale dei saperi yanomami portata da Davi Kopenawa, si delinea una tensione intorno alle forme di conservazione e condivisione delle conoscenze. Questi due brani invitano a interrogare le condizioni della loro persistenza, senza opporre né riconciliare prematuramente i loro approcci."
date: 2026-09-18
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Baptiste Morizot", "Davi Kopenawa"]
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# Memoria e trasmissione: archivi del vivente, archivi scritti

Ci diano una leva e un punto d’appoggio… Queste parole aprono una riflessione sulle condizioni della trasmissione. Due voci, due contesti, due modi di concepire la memoria dei saperi. L’una si concentra su ciò che persiste nelle pratiche e nei racconti, l’altra interroga gli effetti della scrittura su conoscenze portate dalla parola. Né l’una né l’altra propongono una soluzione unica, ma espongono, ciascuna a suo modo, le poste in gioco di ciò che si trasmette – e di ciò che rischia di perdersi.

## La memoria come leva

Baptiste Morizot evoca una memoria che non si riduce a tracce inerti. Non si tratta qui di archivi nel senso classico, ma di una persistenza attiva, radicata nel vivente stesso. Il brano citato non sviluppa cosa sarebbero questi archivi, ma suggerisce una forma di sapere che non si accontenta di essere registrato. Pone una domanda: su cosa appoggiarsi perché queste conoscenze non scompaiano?

> Ci diano una leva e un punto d’appoggio… Lunedì 6 maggio 2019, gli scienziati...
>
> — **Baptiste Morizot**, *Raviver les braises du vivant*. éd. da una traduzione francese non specificata.

L’immagine della leva e del punto d’appoggio rimanda a una meccanica della trasmissione. Implica che i saperi non siano solo contenuti da preservare, ma forze da riattivare. Morizot non precisa qui come questi saperi si manifestino – nei gesti, nei racconti, nelle relazioni con il non-umano? –, ma indica che la loro sopravvivenza dipende da un’azione, da un intervento. Il punto d’appoggio non è dato: va trovato, o creato.

## La scrittura come strumento e come rischio

Davi Kopenawa affronta la questione della scrittura da un’angolazione diversa. Il suo rapporto con lo scritto è segnato da una tensione: ne riconosce l’utilità per difendere i diritti della sua comunità, pur mantenendo una distanza critica. Il brano citato non descrive le modalità della trasmissione orale yanomami, ma rivela una diffidenza verso uno strumento che, per quanto necessario, non è neutro.

Davi Kopenawa, preoccupato di permettere ai giovani della sua comunità di padroneggiare la scrittura dei Bianchi per difendere meglio i loro diritti, è stato, nonostante le sue riserve sciamaniche contro la scrittura e il suo modo di conoscere, all’origine di questo progetto.

Kopenawa non respinge la scrittura, ma ne sottolinea i limiti. Le sue "riserve sciamaniche" non sono esplicitate qui, ma lasciano intendere che lo scritto trasforma i saperi che pretende di conservare. La scrittura dei Bianchi non è presentata come un semplice strumento: implica un modo di conoscere distinto, che entra in tensione con altre forme di trasmissione. Il progetto che avvia non è un abbandono delle sue perplessità, ma un adattamento pragmatico.

## Due punti d’appoggio, due leve

Questi due brani non si rispondono direttamente. Morizot parla di un punto d’appoggio da trovare perché i saperi persistano, senza precisarne la natura. Kopenawa, invece, evoca uno strumento – la scrittura – di cui misura tanto l’utilità quanto i pericoli, senza farne il cuore della sua riflessione sulla trasmissione. Nessuno dei due propone una sintesi, né suggerisce che i loro approcci possano convergere.

Eppure, emerge una domanda comune: come fare in modo che i saperi non diventino vestigia? Morizot suggerisce che debbano essere riattivati, senza dire come. Kopenawa mostra che uno strumento esterno può essere impiegato, ma con prudenza, senza che ciò risolva la tensione tra oralità e scrittura. Né l’uno né l’altro si pronunciano. Espongono piuttosto i termini di un problema: i saperi non si conservano da soli, e i mezzi per trasmetterli non sono mai neutri.

Resta da osservare ciò che queste due voci lasciano in sospeso. Morizot non dice se la leva che auspica possa passare attraverso lo scritto, o se ne escluda la possibilità. Kopenawa non precisa se le sue riserve sciamaniche si estendano a ogni forma di archiviazione, o se riguardino solo certi usi della scrittura. Le loro parole non si contraddicono, ma nemmeno si accordano. Aprono uno spazio in cui la trasmissione dei saperi si pensa a partire dalle sue condizioni concrete, senza ricette universali.

## Fonti

- Baptiste Morizot, *Raviver les braises du vivant* — 
- Davi Kopenawa, *La Chute du ciel* — Plon, coll. Terre humaine, 2010, trad. Bruce Albert (propos yanomami recueillis et traduits)


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/articles/2026-09-18-memoire-transmission-archives-vivant-archives/
