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title: "L'ascolto dei non-umani: linguaggio, silenzio e presenza"
sousTitre: "Due vie per abitare il mondo senza mediazione"
description: "Tra la foresta amazzonica come sistema di segni interpretabili e lo shikantaza come pratica dell'immediatezza silenziosa, si delineano due approcci. L'uno evoca la capacità di trasformarsi in giaguaro, l'altro propone di sedersi senza attesa. Né l'uno né l'altro cercano di spiegare, ma di essere presenti a ciò che è."
date: 2026-09-14
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Eduardo Kohn", "Dōgen (Shōbōgenzō Treasury of the True Dharma Eye, trad. Tanahashi)"]
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# L'ascolto dei non-umani: linguaggio, silenzio e presenza

Gli Ávila Runa sono noti — e temuti — nelle comunità Runa delle terre basse per una capacità particolare. Il testo ne evoca la fama senza precisarne i contorni, ma sottolineandone l’effetto su chi ne sente parlare:

> In effetti, come ho accennato nell’introduzione, gli Ávila Runa sono rinomati — e temuti — in tutte le comunità Runa delle terre basse per la loro capacità di trasformarsi in giaguari mutaforma.
>
> — **Eduardo Kohn**, *how forests think*. éd. da una traduzione francese non specificata.

Questa frase non dice nulla di più. Non descrive il processo, non lo spiega, non lo colloca in un contesto più ampio. Si limita a riportare una reputazione, una paura che circola. Le parole *giaguari mutaforma* restano sospese, senza sviluppo. Indicano una possibilità, ma senza rivelarne la natura. Si tratta di una trasformazione fisica? Di una [metamorfosi](https://viasophia.org/lexique/metamorphose/) simbolica? Di un’esperienza percettiva? Il testo non lo chiarisce. Lascia solo intendere che questa capacità esiste, che è riconosciuta da altri, e che suscita una reazione particolare.

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## Il silenzio come atto

All’opposto di questa evocazione di una trasformazione, si presenta un’altra pratica, radicalmente diversa nella forma e nell’intenzione. Lo *[shikantaza](https://viasophia.org/lexique/shikantaza/)*, o "semplicemente sedersi", è descritto come un’arte in cui l’immediatezza prevale su ogni mediazione. Il testo che ne parla non menziona né foresta, né giaguaro, né [metamorfosi](https://viasophia.org/lexique/metamorphose/). Si concentra su un gesto: sedersi.

> L’arte del solo sedersi: scritti essenziali sulla pratica zen dello shikantaza.
>
> — **Dōgen (Shōbōgenzō Treasury of the True Dharma Eye, trad. Tanahashi)**, *dogen-shobogenzo-treasury-true-dharma-eye-tanahashi*. éd. da una traduzione francese non specificata.

Anche questa frase è minimalista. Non sviluppa cosa significhi "semplicemente sedersi", non precisa cosa accada durante questo atto, né quale ne sia lo scopo. Si limita a nominare una pratica, senza dettagliarne i meccanismi o gli effetti. Il titolo suggerisce che si tratti di un’arte, ma senza svelarne le regole o le finalità. L’accento è posto sull’atto stesso, senza riferimento a un oltre o a una trasformazione.

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## Due presenze al mondo

Da un lato, una capacità di diventare altro, evocata attraverso una fama che attraversa le comunità. Dall’altro, una pratica in cui si resta se stessi, senza cercare di diventare nulla. I due approcci sembrano opporsi: l’uno implica un movimento, una forma di [metamorfosi](https://viasophia.org/lexique/metamorphose/), mentre l’altro si fonda sull’immobilità e sull’assenza di progetto.

Eppure, né l’uno né l’altro cercano di spiegare il mondo. Il primo non dice come avvenga la trasformazione in giaguaro, né cosa significhi. Si limita a riportare una credenza o un’esperienza, senza trarne conclusioni. Il secondo non propone un metodo per raggiungere uno stato particolare, né una teoria su cosa significhi "semplicemente sedersi". Si limita a nominare una pratica, senza chiarirne le implicazioni.

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## Ciò che resta

Entrambi i testi lasciano spazio al silenzio. Nel primo caso, il silenzio riguarda la natura della trasformazione: il testo non dice cosa significhi "diventare giaguaro", né come si manifesti. Nel secondo, il silenzio è al cuore della pratica stessa: sedersi senza aspettarsi nulla, senza cercare di afferrare alcunché.

Né l’uno né l’altro pretendono di offrire una risposta definitiva. Propongono semplicemente un modo di essere presenti — che sia diventando altro, o restando se stessi, senza mediazione. L’uno evoca una capacità che suscita timore e fama, l’altro una pratica in cui l’atto è fine a se stesso. Ma in entrambi i casi, qualcosa si gioca nell’immediatezza, senza spiegazione, senza giustificazione.

Nulla viene affermato oltre ciò che i testi dicono. Nulla viene aggiunto. Restano solo queste due evocazioni, una accanto all’altra, senza ponte tra loro, senza sintesi. Solo una capacità di diventare giaguaro, e un’arte del semplicemente sedersi.

## Fonti

- Eduardo Kohn, *how forests think* — 
- Dogen Shobogenzo Treasury True Dharma Eye Tanahashi, *dogen-shobogenzo-treasury-true-dharma-eye-tanahashi* — 


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/articles/2026-09-14-ecoute-non-humains-langage-silence/
