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title: "Quando la casa è tranquilla"
sousTitre: "Giovanni della Croce esce da sé una notte d'amore, per unirsi a un Amato; Zhuangzi si siede e dimentica tutto, fino a dissolversi nel Principio. Due modi di deporre l'io — e una stessa soglia."
description: "Giovanni della Croce: uscire da sé nella notte, verso l'unione nuziale. Zhuangzi: sedersi, dimenticare tutto, perdersi nel Tutto. Due vie, una soglia."
date: 2026-07-02
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Giovanni della Croce", "Zhuangzi"]
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# Quando la casa è tranquilla

Non tutte le notti si assomigliano. Ve n’è una in cui la casa finalmente tace — non perché l’abbiamo zittita, ma perché ciò che vi si agitava ha acconsentito a deporre le armi. Due uomini che nulla accomuna, un carmelitano spagnolo gettato in prigione dai suoi, un letterato cinese degli Stati Combattenti, hanno fatto di quell’istante la soglia dell’essenziale. Ciascuno lo descrive nella propria lingua, sotto il proprio cielo; e sarebbe un errore confonderli troppo in fretta.

Giovanni della Croce dà a questa notte un nome che gli resterà attaccato: la [notte oscura](https://viasophia.org/lexique/noche-oscura/). La sua poesia si apre su una fuga.

> In una notte oscura, con ansie d’amore infiammata, oh felice ventura! uscii senza essere vista, mentre la mia casa era tranquilla.
>
> — **Giovanni della Croce**, *La Montée du Mont-Carmel*, § Argument (Cantique, strofa I). éd. da traduzione francese di Jean Maillard, Les Œuvres spirituelles, 1834, t. I.

Tutto è lì, nell’ordine. La casa prima *tranquilla* — l’appetito placato, il tumulto dei sensi e delle cure caduto nel silenzio. Poi l’uscita: l’anima parte *senza essere vista*, persino da se stessa, per un grado segreto, senza altra guida «che quella che risplendeva nel suo cuore». La notte qui non è una sventura da subire, ma una strada: conduce, dice la strofa successiva, «più sicuramente della luce di mezzogiorno». Ciò che mette l’anima in cammino non è anzitutto una rinuncia — è un amore, un fuoco. Non si lascia tutto se non perché si è attratti altrove.

*[noche oscura]* La *notte oscura* non è la notte nera della disperazione: privazione di luce propria, abbaglia come una chiarità troppo intensa. Via, non stato.

Dove va così? Verso colui che l’aspetta «là dove nessuno appariva». L’ultima strofa dice l’arrivo senza enfasi: «mi sono lasciata e abbandonata, liberandomi da ogni cura». Lasciarsi: ecco l’atto. Altrove, Giovanni della Croce ne fa una massima che riassume tutta la sua dottrina — per possedere tutto, non voler possedere nulla; per essere tutto, voler non essere nulla. È il [nada](https://viasophia.org/lexique/nada/), il nulla che non è un vuoto ma uno spazio preparato, un vuoto che attende il suo ospite. Perché questo spogliamento, in lui, non spegne il desiderio: lo porta a compimento. L’anima si perde per essere ritrovata, e la notte si conclude in nozze, «che hai unito lo sposo con la sposa».

## Che cos’è la «notte oscura»?

La notte oscura, in Giovanni della Croce, non è un crollo ma una via: l’anima, privata di ogni consolazione e di ogni luce che le sia propria, avanza verso l’unione con Dio guidata dal solo fuoco che arde nel suo cuore. L’oscurità stessa vi conduce, dice, «più sicuramente della luce di mezzogiorno».

Cambiamo cielo. Lontano dalla prigione di Toledo, un discepolo racconta al maestro un progresso strano. Ha dapprima perso il senso della bontà e dell’equità, poi dimenticato i riti e la musica; e ora, dice, «quando mi siedo a meditare, dimentico assolutamente tutto». Il maestro, commosso, vuole sapere. La risposta è il cuore del [zuowang](https://viasophia.org/lexique/zuowang/), «sedersi e dimenticare».

> Spogliando il mio corpo, cancellando la mia intelligenza, abbandonando ogni forma, scacciando ogni sapere, mi unisco a Colui che tutto penetra. Questo intendo per sedermi e dimenticare tutto.
>
> — **Zhuangzi**, *Œuvre de Tchoang-tzeu*, livre VI, § Il Principio, primo maestro. éd. da traduzione francese di Léon Wieger, Les Pères du système taoïste, 1913"
  maison
  langSource="zh.

La parola ritorna — unirsi — e si sarebbe tentati di concludere troppo in fretta a una stessa saggezza sotto due vesti. Sarebbe mancare ciò che li separa. In Giovanni della Croce, l’uscita da sé è accesa da un amore, e il termine è un incontro: qualcuno attende, l’unione è nuziale, l’amante rimane, trasformata, di fronte a un Amato. Il desiderio non è abolito ma compiuto. In Zhuangzi, nulla di simile. Nessun amante al termine del cammino, nessuna fiamma alla partenza: il maestro Confucio commenta che si tratta di «un’unione in cui il desiderio cessa», «una trasformazione in cui l’individualità si perde». Non ci si unisce *a qualcuno* — ci si fonde in «Colui che tutto penetra», un Principio impersonale, senza volto, dove l’io non sussiste nemmeno come amante. Da una parte un fuoco che consuma il desiderio colmandolo; dall’altra un oblio che lo spegne. Non fonderli: l’uno conserva una relazione, l’altro la dissolve.

Eppure. Sotto questi due cieli così dissimili, il primo gesto è lo stesso, ed è quello che rende tutto possibile. Prima dell’unione — nuziale o dissolta —, la casa tace, ci si siede, si lascia andare. «Mentre la mia casa era tranquilla» e «quando mi siedo, dimentico tutto» nominano la stessa soglia: l’io che distingue, che trattiene, che vuole essere qualcosa, smette di montare la guardia. Né l’uno né l’altro raggiungono il termine afferrandolo. Non si prende d’assalto ciò che li attende; ci si cancella, e quello viene. Chi esce «senza essere visto» e colui la cui «individualità si perde» hanno fatto, ciascuno verso il proprio orizzonte, lo stesso passo indietro — hanno smesso di difendere un io.

Due vie, dunque, che non vanno né confuse né opposte in modo sterile. Il taoista non sale verso un Dio, il carmelitano non si dissolve in un Principio muto; le loro vette non sono la stessa vetta. Ma la porta è una, e non la si varca né con l’una né con l’altra a mani piene. Ciò che Giovanni della Croce propone come un abbandono d’amore, ciò che Zhuangzi offre come un’assise d’oblio, si racchiude in un’unica evidenza tranquilla: non è ingrandendosi che si giunge, ma deponendosi.

La casa può tacere a ogni ora. Basta smettere, per un istante, di dovervi essere qualcuno.

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## Fonti

- Jean de la Croix, *La Montée du Mont-Carmel* — Les Œuvres spirituelles du Bienheureux Jean de la Croix, 1834, t. I (Wikisource), trad. Jean Maillard (https://fr.wikisource.org/wiki/Les_%C5%92uvres_spirituelles_du_Bienheureux_Jean_de_la_Croix)
- Tchouang-Tseu, *Œuvre de Tchoang-tzeu (Les Pères du système taoïste)* — Les Pères du système taoïste, 1913 (Wikisource), trad. Léon Wieger (https://fr.wikisource.org/wiki/Les_P%C3%A8res_du_syst%C3%A8me_tao%C3%AFste)


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/articles/2026-07-02-la-maison-tranquille/
