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title: "L'amico e l'adulatore"
sousTitre: "Cicerone bandisce dall'amicizia l'adulatore che dice sempre sì; Lao-Tse distingue la parola elegante da quella sincera. Due vie verso una parola che non cerca nulla da chi l'ascolta."
description: "Cicerone distingue l'amico dall'adulatore, Lao-Tse la parola sincera da quella elegante — due vie verso una parola che non chiede nulla a chi l'ascolta."
date: 2026-07-01
lang: it
tradition: philosophie-occidentale
auteurs: ["Cicerone", "Laozi"]
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# L'amico e l'adulatore

Riprendere un caro significa rischiare di dispiacergli; approvarlo non costa nulla. Di fronte al suo errore, due parole si presentano — l’una che lo scusa e lo consola, l’altra che lo nomina e lo corregge —, e la prima è sempre la più dolce, sia da dare che da ricevere. Da questa inclinazione quasi impercettibile, due tradizioni lontanissime hanno tratto la loro lezione: quella che separa la parola che piace da quella che è vera.

Cicerone la condensa in un verso di Terenzio che fa suo: *« La compiacenza lusinga, la verità ferisce. »* Tutto il pericolo dell’amicizia sta in questa divisione. La verità che ferisce guarisce, mentre la compiacenza, risparmiando l’amico, lascia che il male si radichi. Così, nelle ultime pagine del *Lelio*, [l’amicizia](https://viasophia.org/lexique/amicitia/) vera — quella che, dice, fa di due anime una sola — ha un nemico che egli nomina senza riguardi:

> nulla è più pernicioso in amicizia della piaggeria, dei modi melliflui, della compiacenza esagerata. Non si potrebbero usare troppe espressioni diverse per segnalare il vizio di questi uomini frivoli e artificiosi, sempre pronti a dire ciò che volete, mai la verità.
>
> — **Cicerone**, *Lelio, o dell'Amicizia*, ch. XXV. éd. da traduzione francese di Gallon la Bastide, Œuvres complètes (Le Clerc), Lefèvre, 1821.

*[assentatio]* Il latino *[assentatio](https://viasophia.org/lexique/assentatio/)* — da *ad-sentari*, assecondare qualcuno — indica l’adulazione per acquiescenza: non il complimento esagerato, ma l’arte di approvare sempre. L’adulatore non mente anzitutto su di voi; acconsente a tutto ciò che dite.

Non si riconosce dunque l’adulatore dall’eccesso delle sue lodi, ma dalla sua disponibilità senza falle: non ha opinioni proprie, si adegua alle vostre. Sempre pronto a piegarsi « al minimo cenno, al minimo gesto », non ha più un’anima sua. E ciò che ottiene, in cambio del piacere che procura, è l’unica cosa di cui l’amicizia non può fare a meno. Il vecchio Catone, riferisce Cicerone, sosteneva che si è *« spesso più debitori ai nemici dichiarati che agli amici troppo indulgenti, perché quelli ci dicono spesso la verità, mentre questi non la dicono mai. »*

## Perché l’adulazione distrugge l’amicizia?

Perché l’amicizia, per Cicerone, si fonda interamente sulla verità: due anime si incontrano solo se nulla si cela tra loro. L’adulatore, sempre pronto a dire ciò che si vuole sentire, introduce la menzogna nel cuore del legame — *« distrugge la verità, senza la quale l’amicizia non è nulla. »* Non unisce due esseri: ne sdoppia uno solo.

Resta da capire perché l’adulazione trovi sempre chi la accoglie. Cicerone non ne cerca la causa nell’adulatore, ma in chi lo ascolta:

> Molti, infatti, cercano meno di essere virtuosi che di sembrarlo. Sono questi ad amare l’adulazione.
>
> — **Cicerone**, *Lelio, o dell'Amicizia*, ch. XXVI. éd. da traduzione francese di Gallon la Bastide, Œuvres complètes (Le Clerc), Lefèvre, 1821.

L’adulatore non fa che restituire l’eco che si attende. Chi preferisce [l’apparire all’essere](https://viasophia.org/lexique/vaine-gloire/) ha già iniziato, da solo, il lavoro: *« Nessuno presta orecchio più favorevole agli adulatori di chi più si compiace di se stesso. »* L’adulazione non viene da fuori a corrompere un’anima intatta; asseconda un desiderio già presente, quello di essere confermati nell’immagine che ci si è costruiti. Cicerone propone così meno di fuggire gli adulatori che di discernere, in sé come nell’altro, la parola che cerca di piacere da quella che dice ciò che è.

Dall’altro capo del mondo antico, Laozi pone la stessa distinzione — ma non ne fa una questione di amicizia. Nell’ultimo capitolo del *Tao Te Ching*, la linea non si rivolge a nessuno; enuncia una legge, tranquilla come un fatto di natura:

  信言不美，美言不信。
  Le parole sincere non sono eleganti; le parole eleganti non sono sincere.

Qui non c’è traccia né di adulatore né di amico tradito. Dove Cicerone difende un legame e mette in guardia, Laozi si limita a constatare che il vero e l’ornamento tirano in direzioni opposte, senza sdegno né rimedio da prescrivere. E collega subito questa osservazione a un atteggiamento più ampio: *« Il Santo non accumula »*, e *« Tale è la via del Santo: agisce e non disputa. »* L’ornamento della parola è dello stesso ordine della disputa e dell’accumulo: un modo di afferrare, di attrarre a sé l’assenso altrui. La parola sincera, invece, non leviga nulla perché non cerca nulla.

Non sarebbe corretto confondere i due gesti. Cicerone parla da moralista del legame: l’adulatore è un nemico, la franchezza un dovere tra amici, la virtù il fondamento di tutto. Laozi non parla affatto di amicizia: la sua parola sincera appartiene al [non-agire](https://viasophia.org/lexique/wu-wei/), a un’acqua che non contende il suo corso. L’uno vigila e prescrive; l’altro osserva e si ritrae. Due terreni distinti — un’etica dell’amicizia, una via del cielo.

Eppure entrambi gli sguardi si imbattono nella stessa radice. Se la parola che piace e quella che è vera divergono, è perché la prima vuole prendere qualcosa — un favore, un’eco, l’immagine della propria virtù — mentre la seconda non chiede nulla a chi l’ascolta. L’adulatore e l’adulato tendono la mano; la parola sincera dona senza abbellirsi, ferisce talvolta senza voler ferire, e non attende ritorno. Due sentieri — la franchezza dell’amico, la parola nuda del Santo — conducono a un medesimo atteggiamento: [una parola che non si mercanteggia](https://viasophia.org/articles/2026-06-22-ce-qui-ne-se-vend-pas/), che non si regola né sul desiderio di chi parla, né su quello di chi ascolta.

Resta la pendenza iniziale, sempre lì. Di fronte all’errore di un caro, la parola dolce si presenta ancora per prima. Nulla è cambiato, se non forse questo: ora si sa cosa essa chiede, e cosa costa l’altra. La parola vera non si leviga; dona, e non esige nulla.

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## Fonti

- Cicéron, *Lélius, ou de l'Amitié* — Œuvres complètes (Le Clerc), Lefèvre, 1821, trad. Gallon la Bastide (https://fr.wikisource.org/wiki/De_l%E2%80%99amiti%C3%A9_(Gallon-la-Bastide))
- Lao-Tseu, *Le Livre de la voie et de la vertu (Tao Te King)* — trad. Stanislas Julien, 1842 (Wikisource), trad. Stanislas Julien (https://fr.wikisource.org/wiki/Le_Livre_de_la_voie_et_de_la_vertu)


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/articles/2026-07-01-l-ami-et-le-flatteur/
