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title: "Solo, o ben accompagnato"
sousTitre: "Aristotele sostiene che nessuno vive bene da solo; il Dhammapada, che si giunge da soli al termine. Ma nessuno dei due conserva un legame che non elevi."
description: "Per Aristotele, l’amicizia dei buoni è necessaria alla vita felice; per il Dhammapada, meglio camminare soli che in cattiva compagnia. Due misure del legame."
date: 2026-06-27
lang: it
tradition: transversal
auteurs: ["Aristotele", "Buddha (attrib.)"]
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# Solo, o ben accompagnato

Non tutti i legami che chiamiamo amicizia si equivalgono. Si dà lo stesso nome a chi condivide un vantaggio, a chi rende piacevole l’ora, e a colui per il quale veglieremmo senza riserve. Una sola parola, posta in modo uguale su attaccamenti diseguali — ed è proprio questa uguaglianza di superficie a trarre in inganno: si crede di avere un amico dove si ha solo un compagno di circostanza.

Aristotele dedica all’[amicizia](https://viasophia.org/lexique/philia/) due interi libri, e comincia col dissipare la confusione. Si ama, osserva, ciò che è utile, ciò che è gradevole, o ciò che è buono — da cui tre tipi di amicizia, a seconda del movente. Le prime due uniscono realmente, ma per accidente: non si ama l’altro per sé stesso, lo si ama per il vantaggio o il piacere che procura, e il legame si scioglie non appena l’uno o l’altro viene meno. Resta la terza.

> L’amicizia perfetta è quella tra persone virtuose, che si assomigliano per la loro virtù; costoro infatti si augurano reciprocamente il bene in quanto buoni; e aggiungo che sono buoni per sé stessi. Coloro che vogliono il bene ai propri amici solo per questi nobili motivi sono gli amici per eccellenza.
>
> — **Aristotele**, *Etica Nicomachea*, livre VIII, ch. 3. éd. secondo la traduzione francese di Jules Barthélemy-Saint-Hilaire, La Morale d'Aristote (Ladrange, 1856).

Qui si ama l’altro per ciò che è, non per ciò che offre; e poiché la virtù non passa, nemmeno l’amicizia passa con essa — « l’amicizia di questi cuori generosi dura finché essi restano buoni e virtuosi ». Aristotele ne trae una conseguenza che sorprende in una morale della felicità: questa amicizia non è un ornamento aggiunto alla vita riuscita, ne fa parte. Anche chi basta a sé stesso ha bisogno di amici, perché nessuno dispiega il bene nella solitudine. Vivere bene, per Aristotele, significa vivere-con.

*[allos autos]* Aristotele chiama l’amico *allos autos*, « un altro sé stesso »: non un riflesso, ma colui il cui bene si contempla come si sente il proprio, e di cui si desidera l’esistenza al pari della propria.

## Quale amicizia Aristotele considera l’unica vera?

Quella tra persone buone che si amano per ciò che sono, non per ciò che si procurano. Aristotele distingue tre tipi di amicizia — per interesse, per piacere, per virtù —, ma solo l’ultima è piena: il suo oggetto, la virtù, non muta, quindi dura, mentre le altre due si disfano con il vantaggio o l’agio che le teneva unite. Essa richiede tempo ed eguaglianza, e resta rara.

Un’altra voce pesa il compagno con un rigore del tutto diverso — e non conclude per la vita in comune, ma per il cammino. Il Dhammapada non chiede anzitutto cosa unisca, ma chi meriti di avere al proprio fianco.

> Viaggiando, se non si incontra qualcuno migliore di sé, o almeno un proprio pari, è meglio proseguire da soli. Uno stolto non è una buona compagnia.
>
> — **Buddha (attrib.)**, *Dhammapada*, ch. V. éd. secondo la traduzione francese di Fernand Hû, Ernest Leroux, 1878.

Il compagno vale solo per ciò che è: la compagnia di un saggio è « gradita come quella di un parente », quella di uno stolto « sgradevole come quella di un nemico ». Ma dove Aristotele, in mancanza di meglio, conserverebbe l’attesa di un amico, il Dhammapada taglia corto: in mancanza di un pari o di un migliore, la strada da sola vale più della compagnia. Il buon compagno — che si onora « come un ritrovatore di tesori » — è un aiuto prezioso lungo il cammino; non ne è però il traguardo. Perché il traguardo si raggiunge da soli: « vincere sé stessi è la più gloriosa delle vittorie ». L’altro accompagna; non ci libera al posto nostro.

I due gesti non coincidono. Aristotele fa dell’amico un fine: un altro sé stesso senza il quale la vita buona resta incompiuta, un legame intessuto nella felicità stessa, che non c’è ragione di abbandonare perché ne è parte. Il Dhammapada fa del buon compagno un sostegno: lo si accoglie se eleva, lo si lascia senza perdita per la marcia solitaria, perché la meta — l’estinzione della sete — si raggiunge da sé e non in molti. L’uno costruisce il proprio compimento con l’altro; l’altro attraversa l’altro verso una pace che si raggiunge senza nessuno. Da una parte l’indispensabile, dall’altra il prezioso ma dispensabile; e confonderli significherebbe tradirli entrambi.

Eppure una stessa misura li attraversa, stretta e salda. Né l’uno né l’altro conserva un legame che non elevi. Aristotele colloca l’utile e il gradevole al di sotto dell’amicizia vera; il Dhammapada fa dello stolto un nemico e preferisce il deserto. Per entrambi, un solo criterio pesa il compagno: mi porta verso il meglio? Chi merita il nome di amico è colui accanto al quale si diventa migliori — mai colui che è solo comodo. E da questo criterio scaturisce, da entrambe le parti, la stessa dura conseguenza: meglio nessun amico che uno falso, meglio la strada sola che una compagnia che non eleva. Il pensatore del vivere-insieme accoglie solo l’amico buono; il maestro del cammino solitario procede volentieri con il saggio. Su questa soglia si trovano insieme — stessa misura del legame; ciò che ne fanno, poi, apre due orizzonti.

Forse un amico non è altro che questo: non colui che resta, ma colui accanto al quale si diventa migliori — che si cammini poi al suo fianco per tutta la vita, o che si riprenda da soli la strada.

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## Fonti

- Aristote, *Éthique à Nicomaque* — La Morale d'Aristote (Ladrange, 1856), Wikisource, trad. Jules Barthélemy-Saint-Hilaire (https://fr.wikisource.org/wiki/Morale_%C3%A0_Nicomaque)
- Bouddha (attrib.), *Dhammapada* — Ernest Leroux, 1878 (Wikisource), trad. Fernand Hû (https://fr.wikisource.org/wiki/Dhammapada)


Fonte canonica : https://viasophia.org/it/articles/2026-06-27-seul-ou-bien-accompagne/
